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SCULTURA A ROMA










TEXT CACHED

Roma Antica 2 La visita inizierà con, il Foro di Traiano con la  celeberrima Colonna, e con l’affaccio sui fori imperiali che ci permetterà di gettare uno sguardo sulle aree forensi volute dagli Imperatori Augusto, Nerva e da Cesare.
La visita proseguirà poi con una delle più importanti testimonianze dell’elevatissima capacità raggiunta dall’ingegneria romana  i Mercati Traianei, tra funzionali taberne e geniali soluzioni architettoniche.
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è forse la meglio conservata: lungo le prime 8 miglia dalla porta San Sebastiano nel cuore di un tratto di Campagna Romana vi sono centinaia monimenti sepolcrali di ogni dimensione e foggia unica testimonianza della pietas romana, Tomba di Cecilia Metella, Villa e Circo di Massenzio.
Parco degli acquedotti sembra che la grandezza dell'impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade e le fognature" (Dionigi di Alicarnasso).
L’Appia Antica La “regina viarum” come veniva definita la prima delle vie consolari costruita dal console Appio Claudio Cieco nel 312 a.
La Villa dei Quintili sull’Appia fratelli Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo, noti personaggi della vita pubblica romana ricordati dalle fonti letterarie anche per la cultura, l'abilità militare, la concordia e la ricchezza, furono consoli nel 151 d.
Leggi i programmi delle visite guidate ai monumenti e musei di Roma:.
Accanto ai vecchi macchinari produttivi della prima centrale elettrica pubblica romana, sono esposti capolavori della scultura antica e preziosi manufatti rinvenuti negli scavi della fine dell'Ottocento e degli anni Trenta del 1900, le due stagioni più feconde dell'archeologia romana.
Roma Antica 1 Visita al  cuore archeologico della città eterna: inizieremo con l’anfiteatro Flavio meglio noto come Colosseo, luogo di spettacoli cruenti; dopo aver ammirato l’arco di Costantino attraverseremo  il  Foro Romano, in un continuo di testimonianze che abbracciano l’intera storia di Roma dalle origini al suo declino;  per poi salire sul colle del Campidoglio con la piazza michelangiolesca, una delle più belle del mondo, e le sue testimonianze di epoca classica.
Proseguiremo poi verso una delle aree archeologicamente più significative della città: quella del Teatro di Marcello Da li andremo alla riscoperta dei due più antichi fori commerciali della città: il foro Boario con i  pressoché intatti Templi Repubblicani di Ercole e di Portuno, ed il Foro Olitorio con i resti dei tre Templi Repubblicani inglobati in San Nicola in Carcere, i cui sotterranei costituiscono una vera finestra aperta sulla Roma arcaica.
e perfettamente integro nella sua veste architettonica, dalle eleganti Terme Antoniniane, vera vetrina della magnificenza di Roma i viaggiatori provenienti dalla Regina Viarum.
The Grand Tour - Roma antica



valutazione:
contenuti: scultura a roma




TEXT CACHED
PREMESSA Se nella prima guerra Punica (le cui epiche vicende sono state narrate nella I parte di i Romani riuscirono, a coronamento di un gigantesco ed indomabile impegno sul piano prettamente navale, a strappare ai Cartaginesi il dominio del mare, fu nella seconda guerra Punica (o Annibalica", che stata oggetto della II parte di che essi ebbero l'occasione di utilizzare il potere marittimo per contenere, contrastare e finalmente eliminare la tremenda minaccia recata, per impulso di Annibale, dalla città rivale.
PREMESSA Nei primi sette secoli della sua storia, Roma, strettamente collegata al mare da un breve tratto del Tevere, incrementò progressivamente i propri commerci marittimi, che costituivano sia una esigenza vitale per i rifornimenti dell'Urbe, sia una fonte di reddito di primaria importanza per la propria economia e per quella delle altre città marittime d'Italia.
Questo il complesso scenario d'inizio del presente libro VIII di Classica, incentrato sulla vita di due straordinari personaggi: "Cesare [Ottaviano] Augusto, primo di tutti gli imperatori (sebbene vi sia stato anche il padre suo adottivo Cesare, che fu piuttosto iniziatore dell'impero romano che non imperatore)" [Oros.
1], riuscendo infine ad affermarsi nel che comprende la foce del Tevere e Roma, capitale del mondo, sita a 16 miglia [~23,7 km] di distanza dal mare" [Plin.
Quella crisi non fu altro che una inevitabile febbre della crescenza, poiché i Romani erano passati dal controllo problematico di solo una parte della Penisola italiana alle proiezioni oltremare in Spagna, in Africa, nella penisola balcanica, sulle coste asiatiche dell'Egeo e su tutte le principali isole bagnate dai mari che circondano l'Italia.
Ma tutte queste lunghe elencazioni, inevitabilmente aride, avevano bisogno di esser introdotte da un sintetico riepilogo dei fatti e dei dati più salienti della vera e propria storia "classica", cioè di quanto ebbe diretta attinenza con le flotte di Roma.
Per poter adeguatamente fronteggiare i rischi a cui gli interessi romani oltremare erano inevitabilmente esposti, si rendevano necessarie delle misure connotate da una forte efficacia dissuasiva, e ciò non poteva prescindere da un rafforzamento della supremazia marittima, soprattutto ai fini della sicurezza delle linee di comunicazione e della capacità di proiettare e sostenere, dal mare, delle forze di rilevante consistenza.
Occorre comunque guardarsi dal raffrontare quella situazione con qualsiasi altra realtà politica posteriore a Roma antica.
Esso abbraccia un complesso di eventi omogenei occorsi nelle ultime tre decadi del VII secolo di Roma, in corrispondenza della straordinaria ascesa militare e politica di Gneo Pompeo Magno, fino al culmine del suo potere nel governo di Roma.
Tuttavia, non essendo nemmeno pensabile che l'espansione transmarina sia stata il frutto di una felice sequenza di eventi prodotti dalla casualità, è evidente che vi era in Roma stessa una speciale attitudine ad assumere, di volta in volta, le decisioni più appropriate, ad intraprendere le conseguenti azioni ed a portarle a compimento: quale altra città, "che disponeva in origine di sole tre migliaia di uomini, nel giro non compiuto di seicento anni, pervenne con le proprie forze ai confini del mondo?" [Giul.
PREMESSA Roma inizia ad affacciarsi direttamente sul mare (fondazione di Ostia) nella prima metà del II secolo della sua esistenza.
1], Alle nuove sfide lanciate, in successione, dai re Filippo V di Macedonia ed Antioco III il Grande di Siria, i Romani risposero con spedizioni transmarine in Grecia ed in Asia, raccogliendo intorno a sé, soprattutto per le operazioni marittime nell'Egeo (l'Arcipelago per antonomasia), delle ampie coalizioni che non potrebbero non richiamare alla mente quanto si visto in vari teatri di crisi, ed in particolare nel Golfo Persico.
Nella storia di Roma, questo periodo conclude la prima fase transmarina, quella che precede la lunga serie delle drammatiche contese e guerre civili che hanno caratterizzato la travagliata costruzione dell'Impero.
Il carattere eminentemente marittimo dell'impero romano, che si sviluppò attraverso il mare fino ad occuparne tutte le rive e che utilizzò il mare stesso quale via di comunicazione e di raccordo (anziché circondarsene, quale limite invalicabile per le conquiste terrestri), ci fornisce l'evidenza della naturale vocazione marittima dei Romani e della non casualità delle scelte transmarine per mezzo delle quali Roma tutto il mondo" [Flo.
della distruzione di Cartagine, popolo e senato Romano, pacifici e moderati, governavano fra loro lo stato, né v'era fra cittadini gara di gloria o di dominio: il timor dei nemici il buon governo della città serbava.
Per la sicurezza delle coste (quelle laziali e quelle delle popolazioni alleate) e della crescente flotta mercantile utilizzata, Roma provvide ad estendere il proprio controllo marittimo, con le navi da guerra di cui si era dotata, fino al momento in cui si rese inevitabile il confronto con la maggiore potenza marittima esistente nel Mediterraneo: Cartagine.
Ma nessuno vorrà confrontare i miei Annali con gli scritti di coloro che esposero le antiche gesta del popolo romano.
Sappiamo bene che non così: gli stessi Romani dell'epoca degli Scipioni si sarebbero molto stupiti di tale prospettiva.
A partire dal periodo di Augusto, tutti i maggiori scrittori di Roma hanno parlato dell'Italia come della patria comune.
Vetrina «Classica»: CLASSICA
; quei temibili trofei navali simboleggiavano la contestuale nascita della prima - sia pur piccola - flotta da guerra dei Romani.
Leggendo quanto stato scritto nel periodo dell'antica Roma, si rimane stupiti sia dalla naturalezza con cui gli autori dell'epoca parlano delle questioni marittime, come se si trattasse di argomenti notoriamente ben conosciuti nella società in cui vivevano, sia dalla capacità dei Romani di avvalersi dello strumento navale, entro l'intera gamma delle possibili sue forme d'impiego.
Sulla destra, più o meno a metà strada fra la stessa tribuna e la Curia del Senato, si ergeva la candida colonna rostrata di Caio Duilio, ornata con i rostri delle numerose navi puniche catturate in occasione della prima grande vittoria navale romana sui Cartaginesi, nel III sec.
In quella straordinaria fase storica, a cui abbiamo assistito percorrendo le vicende narrate nelle prime tre parti di i Romani hanno messo in luce, con netta evidenza, la loro naturale vocazione marittima: nell'arco di circa settanta anni, essi sono passati dalla costruzione della loro prima grande flotta per la conquista della Sicilia, alla proiezione delle loro forze oltremare, verso le coste dell'Illiria, della Spagna, della Grecia, dell'Africa settentrionale e dell'Asia minore.
Nel secondo periodo di tre secoli venne concentrato tutto lo sforzo navale che consentì ai Romani di avvalersi del potere marittimo per la propria sicurezza e per la tutela dei propri interessi e di quelli delle popolazioni alleate: dalla costituzione della loro prima piccola marina da guerra affidata ai duumviri navali, alla costruzione delle poderose flotte con le quali essi rimossero, sul mare, le minacce recate dalle maggiori potenze navali dell'epoca (da Cartagine ai regni di Macedonia, di Siria e del Ponto, ai pirati di Cilicia, di Creta e delle Baleari, ecc.
Mi rendo certamente conto che queste suddivisioni del continuo temporale in grandi blocchi di eventi omogenei, oltre ad introdurre una semplificazione, piuttosto sommaria, nell'indecifrabile complessità dello sviluppo della storia, parrebbero quasi sottintendere l'esistenza di un preordinato disegno volto alla dominazione di Roma su tutte le sponde del Mediterraneo.
Gli stessi Romani erano normalmente bilingui, ma avevano affidato alla lingua latina la versione ufficiale delle leggi e di ogni atto pubblico in tutto l'Impero.
Questo è lo scenario al termine del libro VIII di Classica; ed in questo stesso scenario inizia, ovviamente, il presente libro IX.
Il Lettore verrà così privato di qualche storiella colorita o piccante, ma potrà forse meglio percepire lo straordinario sforzo compiuto da Romani nel settore navale e marittimo per la sicurezza e il benessere dell'Impero e per la diffusione della civiltà.
Le conoscenze dei naviganti nel mondo antico I collegamenti marittimi di Roma Le risorse umane della Marina romana Costruzioni navali e opere marittime La legislazione del mare Amor di mare Sfruttamento delle risorse marine Navigazioni e viaggi per mare Le Flotte imperiali di Roma Testi antichi: Anonimo: Itinerarium maritimum Vegezio: Præcepta belli navalis Siriano: Strategicon Leone imperatore: De navali prœlio.
Si tratta di un periodo la cui copertura storiografica antica particolarmente carente: la ricostruzione storica dell'attività delle flotte di Roma ha pertanto dovuto avvalersi di ogni possibile frammento disponibile, anche se utile solo come.
D'altra parte era evidente che la crescente complessità del nascente impero non poteva più essere gestita dalle antiche e pur ammirevoli istituzioni di cui la città di Roma si era dotata dopo la cacciata dei re (a metà del suo III secolo di storia): difficile amministrare altrimenti un così grande dominio se non affidandolo a un solo uomo, come a un padre" [Stra.
Entrambe le componenti navali, sia la militare che la mercantile, poterono beneficiare della perfezione tecnica raggiunta dall'ingegneria navale romana, delle enormi capacità conferite alla cantieristica navale, e del razionale potenziamento di tutte le infrastrutture marittime, con la realizzazione di opere grandiose e pienamente rispondenti, nell'ambito della costruzione o dell'ampliamento dei porti e delle basi navali.
Tale considerazione, la cui veridicità risulta di tutta evidenza anche per chi abbia solo qualche minima esperienza di attività operativa in mare, stata comunque richiamata per fare in modo che il Lettore, soffermandovi adesso l'attenzione, possa, fin dal primo capitolo del presente fascicolo, meglio assaporare questo primo saggio dell'esercizio del potere marittimo da parte dei Romani, valutando soprattutto la valenza strategica delle scelte relative alla gestione dello strumento navale.
Inoltre, alla loro eccezionale clemenza, re, città, interi popoli passavano sotto la protezione dei Romani" [Diod.
1], i Romani avevano potuto estendere la propria influenza sulle altre regioni della Penisola e sul Mediterraneo centrale e occidentale.
Preludio Le prime esigenze marittime Le guerre Sannitiche La guerra Tarantina Inizio della I guerra Punica Caio Duilio Marco Attilio Regolo Successi vari e gravi difficoltà Annientamento della Flotta romana Caio Lutazio Catulo.
Ma, anche senza arrivare a tanto, sono convinto che la storia della Marina di Roma, specie se percepita attraverso le testimonianze pervenuteci dall'antichità, possa offrire un duplice beneficio: il primo quello di mostrarci che questi nostri Romani, troppo spesso idealizzati fino a renderceli alieni, sono molto più vicini a noi di quanto comunemente si pensi; il secondo quello di fornirci la consapevolezza di non essere dei del mare, alla ricerca di adozioni o di modelli da imitare, ma di avere, anche nel campo navale, progenitori più che qualificati.
Peraltro, da molti decenni ormai, l'assetto istituzionale di Roma denunziava chiari sintomi di inadeguatezza.
Un'attenzione particolare stata infine riservata ad un altro gigante della romanità: quel Marco Terenzio Varrone, che viene per lo più ricordato nella storia della letteratura come scrittore di gran pregio e straordinariamente prolifico, ma che occupa anche un posto eminente nella storia navale, per aver esercitato con pieno successo le funzioni di ammiraglio di Pompeo ed aver pertanto conseguito l'ambita e rara onorificenza della navale".
In questa III parte di ritroviamo vinto in Africa, esule e insofferente della pace, cercava in tutto il mondo un nemico per il popolo romano" [Flo.
queste lotte avevano lo stesso carattere: miravano, non a distruggere, ma a trasformare la Repubblica; non si voleva annientarla, ma esserne i capi; non bruciare Roma, ma in questa Roma avere una parte importante" [Cic.
), ed acquisendo in definitiva un potere che risultava maggiore di quello dei consoli e che difficilmente avrebbe potuto essere controllato - con appropriato rigore - dalle altre magistrature a livello centrale (quali i censori e i tribuni della plebe) elette dal Senato e dal popolo di Roma.
Insomma, anche se l'Italia viene ora perfino considerata, da taluni, alla stregua di una bizzarra invenzione di Mazzini e Cavour, chiunque abbia avuto il tempo e la pazienza d'indagare a ritroso attraverso i secoli può constatare ch'essa rimane pur sempre una realtà antica oltre un paio di millenni, splendida figlia e legittima erede di Roma.
disciplina militare, rigidamente conservata, assicurò a Roma il primato in Italia, le donò il governo di molte città, di potenti regni, di fortissimi popoli, le schiuse gli stretti del Ponto", "e fece di ciò che era nato all'ombra della casupola di Romolo il sostegno del mondo intero" [V.
Con tali vicende si conclude questa prima ricostruzione organica della storia navale e marittima di Roma antica, redatta sulla base delle testimonianze che ci sono pervenute dall'antichità, ed interpretata alla luce delle conoscenze professionali d'un marinaio.
Anche se si è sempre utilizzata l'espressione il popolo romano, la romanità non è mai stata una questione etnica.
Costretti, fin dall'inizio, a guardarsi dai propri vicini sui confini terrestri, i Romani - pur mantenendo la fierezza delle loro origini agresti e pastorali, oltre a qualche nostalgia per i miti bucolici dell'età dell'oro - compresero subito che loro sicurezza dipendeva strettamente dalla possibilità di navigare; ciò al fine di assicurare l'afflusso dei necessari rifornimenti e di mantenere il controllo delle coste e delle acque d'interesse.
Ed ecco, dopo la fratricida guerra Sociale (tentativo di alcune regioni d'Italia di reagire con la secessione ad un contenzioso con Roma), gli orrori di quelle Civili.
Lo stesso Mahan, essendosi soffermato ad analizzare accuratamente tale aspetto, comprese bene che "il predominio romano in mare ebbe un'efficacia risolutiva sul corso della guerra"; ciò, fermo restando che controllo marittimo, per quanto effettivo, non implica che qualche nave isolata o reparto navale non possa allontanarsi dal porto, attraversare acque più o meno frequentate, effettuare incursioni moleste su punti non protetti di una costa estesa, entrare in porti soggetti a blocco.
D'altro canto, proprio nell'antica Roma che nata e si è affermata la concezione unitaria dell'Italia, sempre privilegiata e prediletta nel più ampio contesto dello sterminato Impero.
Per contro, coerentemente con le consuetudini romane, non compaiono in questi Fasti Navali due categorie di eventi: né i pochi infortuni subiti dalle flotte romane (episodi chiaramente nefasti, e pertanto esclusi per definizione), né i successi conseguiti nel corso di combattimenti prettamente fratricidi, per i quali non era lecito gioire pubblicamente.
Non quindi, sorprendente che, nella gestione delle crisi, il Senato riuscisse a percepire con chiarezza le linee d'azione più rispondenti alla difesa degli interessi di Roma e dei suoi alleati oltremare.
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Se, per la propria espansione, Roma avesse contato prioritariamente sulla forza delle proprie legioni e, trovandosi a disagio sul mare - come ama ripetere chi poco conosce della Storia - avesse relegato la flotta ad un ruolo di mero concorso alle operazioni terrestri, essa avrebbe creato, secondo la logica, un impero continentale.
Cesare Ottaviano, divenuto Augusto, si era quindi insediato al vertice dello Stato insieme al suo amico Marco Agrippa, ed aveva con lui messo a punto con somma accortezza quel nuovo assetto istituzionale - il principato (poi chiamato più comunemente l'impero) - che gli consentì di sedare le discordie interne, restituire decoro, prestigio e maestà all'immagine di Roma, ed assicurare all'Urbe stessa, all'Italia ed alle province una benefica situazione di pace e di stabilità: furono le porte di Giano bifronte; estirpate, non represse le radici delle guerre; e quel primo e grandissimo censimento, in cui ogni singolo componente delle nazioni del mondo giurò su questo unico nome di Cesare e insieme, per la comunità del censo, divenne parte di un'unica società" [Oros.
Ed allo stesso punto inizia la narrazione del presente libro X, che tratta di un periodo estremamente confuso e travagliato: gli ultimi secoli in cui la storia di Roma venne ancora influenzata da quell'Impero che Roma stessa aveva creato e reso potente, ma che, poco dopo l'inizio del secondo millennio, iniziò a trascurare sempre più la Città eterna, fino a voltarle le spalle.
I Romani, quindi, intenzionalmente le parti giudicate infruttuose a causa del freddo eccessivo e della sterilità del suolo, occupano quelle che val la pena di possedere" [Paus.
Innumerevoli generazioni di marinai provenienti dai porti e dalle coste d'Italia si susseguirono lungo l'intero arco della storia di Roma, assicurando la continuità dei rifornimenti navali, esercitando con le unità da guerra il controllo del Mediterraneo e delle altre acque d'interesse, e spingendo le proprie vele fino ai limiti del mondo allora conosciuto, e talvolta anche oltre.
PREMESSA I primi decenni del secolo VIII della storia di Roma erano stati contrassegnati dall'irreversibile crisi istituzionale della repubblica - i cui ordinamenti erano divenuti ampiamente insufficienti a fronte delle accresciute dimensioni e complessità dell'impero - e dall'accanita lotta condotta dai paladini del Senato per difendere le prerogative ed i privilegi dell'ordine senatorio, senza esclusione di colpi, prima contro Giulio Cesare e poi contro coloro che ne avevano raccolto l'eredità.
la prima età del popolo romano, per così dire la sua infanzia".
Infine, sulla destra del predetto tempio, l'arco di trionfo di Augusto recava incisi sulle sue pareti i Fasti della Repubblica, che includevano i numerosi trionfi navali celebrati a Roma per le vittorie che avevano consentito la progressiva estensione dell'Impero su tutte le coste del grande mare interno che collegava i tre continenti del mondo antico.
Nell'ultimo periodo della repubblica, Roma permaneva ancora, a tutti gli effetti, una città-stato che, strettamente consociata all'intera Italia, esercitava il suo dominio sul mare e su tutte le proprie province d'oltremare e d'oltralpe; essa regolava le proprie relazioni esterne con trattati di alleanza o, in caso di rottura degli accordi, con interventi militari che tendevano ad espandere l'area controllata dai Romani e richiedevano la costruzione di flotte ad hoc ed il reclutamento dei relativi equipaggi e di tutte le truppe necessarie.
Questa era, a grandi linee la situazione del mondo romano al termine del libro IX di Classica, cioè al compimento del primo millennio di Roma.
Gli ultimi principi: da Decio a Caro La Tetrarchia L'abbandono di Roma Giuliano il filosofo I bagliori del tramonto La divisione dell'Impero Perdita delle province d'oltremare Avvio della transizione verso gli Stati nazionali Il Mediterraneo sotto il segno di Roma Interludio.
L'attivismo degli imprenditori romani, il moltiplicarsi delle occasioni di lucro e l'intrigante contagio del lusso comportarono una rapida trasformazione della società, ormai nettamente allontanatasi dagli austeri costumi dei padri: semplice era la mensa dei nostri Camilli!"; questi gli uomini che con il carattere e la tempra dell'antico valore imposero Roma come capitale al Mondo" [Graz.
Ma nel V secolo che Roma inizia a pensare in termini di potere marittimo, costituendo la sua prima Marina da guerra (cattura della flotta anziate ed istituzione dei Duumviri navali), fino a sfidare la maggiore potenza navale del Mediterraneo e ad ottenere su di essa la prima vittoria navale (Caio Duilio a Milazzo).
Viene poi il VI secolo in cui, oltre alla sua perentoria affermazione sul mare (vittoria navale delle Egadi, con cui Lutazio Catulo pone fine alla I guerra Punica e alla supremazia marittima di Cartagine), Roma supera una ininterrotta serie di guerre, che, pur se originate da ragioni eminentemente difensive, la portano, col determinante concorso delle sue forze marittime, ad allargare progressivamente la propria area d'influenza oltremare, fino ad interessare pressoché tutti i litorali bagnati dal Mediterraneo.
Di pari passo, i Romani provvidero a sviluppare armonicamente il proprio potere marittimo, utilizzando flotte da guerra per la protezione delle linee di comunicazione mercantili, per l'espansione del controllo di Roma nelle altre acque e sulle altre rive del Mediterraneo, per il sostegno navale necessario alle nazioni rivierasche alleate e per la difesa di ogni altro proprio interesse oltremare.
Nell'ultimo capitolo, l'attenzione viene nuovamente concentrata sul controllo marittimo intorno alla nostra Penisola e sui confini stessi di questa Italia di cui i Romani seppero adeguatamente apprezzare l'assoluta unicità: tutto il mondo, per quanto si estende la volta celeste, la regione fra tutte più bella per quei prodotti che giustamente occupano il primo posto nella natura l'Italia, regina e seconda madre del mondo, per i suoi uomini e le sue donne, i suoi capi e i suoi" militi, superiorità nelle arti, la rinomanza dei suoi geni, e ancora la sua posizione geografica e la salubrità del suo clima temperato, il facile accesso offerto a tutti i popoli, le coste ricche di porti, il soffio benigno dei venti" [Plin.
Nel primo decennio del VIII secolo della sua storia, Roma sembrava potersi avviare, con Giulio Cesare, verso una durevole stabilità interna e verso un rafforzamento di quell'impero che i Romani avevano creato con il concorso determinante delle loro flotte e che si basava su due loro qualità proprie: in guerra e in pace saggezza" [Sul.
Sul piano interno, Roma stava in quel periodo soffrendo di una seria istituzionale", espressa da conflitti intestini dalle molteplici sfaccettature ed accompagnata dalle tipiche disfunzioni che si verificano nei periodi di smarrimento dei valori tradizionali e della certezza del diritto: dal verificarsi delle prime crepe nella disciplina militare, al diffondersi della cupidigia (con i connessi fenomeni di corruzione e concussione) ed alla crescente attrattiva delle più estreme scelte egoistiche, quali la ribellione e la secessione.
Non si tratta quindi di una vera e propria trattazione monografica, con l'esaustiva illustrazione di tutto quanto si conosce sui Romani nell'ambito di ciascuno degli argomenti presentati.
Questo riepilogo vuole in tal modo rappresentare l'ultimo omaggio di Classica agli oltre otto secoli di storia della Marina di Roma antica ed alla maestria dei nostri padri romani, che seppero utilizzare le proprie flotte e la loro grande strategia marittima per assumere e mantenere l'assoluto dominio del mare, a livelli che nessun altro popolo poté mai più raggiungere, e per garantire a tutti la perennne fruibilità del mare, quale ricchezza comune, elemento di collegamento, fattore di benessere e veicolo di diffusione della civiltà.
Sul primo, i contemporanei dissero la sorte non gli ha negato nulla di quello che stato elargito già ad altri e gli ha procurato ciò che finora nessun cittadino romano è stato in grado di conseguire" [C.
PREMESSA Passeggiando fra i marmorei edifici del Foro Romano, ai piedi del Palatino e del Campidoglio, il cittadino dell'antica Roma si trovava letteralmente circondato dalle più auguste memorie navali della storia patria.
Tale soluzione, mantenuta per la fase iniziale del periodo dell'espansione transmarina di Roma, diede dei risultati lusinghieri, pur non essendo certamente ottimale.
L'emblema araldico della Marina Militare, che campeggia nella bandiera nazionale navale, contiene in sé la più felice sintesi della nostre ricche tradizioni marittime, simboleggiate dallo stemma - con le quattro Repubbliche Marinare - sovrastato dalla navale" romana.
Mentre Silla combatteva contro Mitridate, la sedizione aveva preso il sopravvento a Roma, con Cinna; e con l'eccidio dei più illustri Romani le glorie che splendevano sul paese furono tutte spente.
Ma dopo pochissimi mesi di dittatura perpetua, lo stesso Cesare venne assassinato dalla nota congiura delle Idi di Marzo: corpo dell'impero tremò profondamente per il mutamento nel dominio di Roma, cioè nel genere umano, e fu scosso da ogni tipo di pericoli, da guerre civili, esterne, servili, terrestri e navali" [Flo.
Fin dall'inizio della loro storia, infatti, i Romani hanno assimilato in sé tutti i popoli che si sono venuti a trovare sotto le leggi di Roma: ad iniziare dai Sabini, poco dopo la fondazione dell'Urbe, continuando poi con le genti del Lazio e dell'intera Italia, per poi assorbire tutte le altre popolazioni dell'Impero.
Concentrando l'attenzione sugli aspetti marittimi, l'eredità dell'antica Roma non certo di minor rilievo.
Per coloro che possiedono l'intera serie di Classica, questo libro VIII rappresenta l'atto finale della parte più significativa della storia navale e marittima di Roma, che si conclude con l'instaurazione della pace augustea, basata sul pieno dominio dell'intero Mediterraneo e di tutte le sue sponde.
mi sembra estraneo al mio piano iniziale raccomandare ai lettori di prestare attenzione alla grandiosità della lotta ingaggiata dai due stati di Roma e Cartagine.
Vedremo, in particolare, di quali enormi vantaggi poterono beneficiare i barbari quando si allentò il controllo navale romano sui mari, e come essi dimostrarono invece tutta la loro vulnerabilità quando i Romani ridiedero vigore al proprio potere marittimo.
Fra gli altri fatti memorabili inclusi in questa sintesi, vi sono eventi di vario genere che vennero onorati dai Romani con specifici riconoscimenti o che vennero comunque ricordati con particolare favore.
Dopo il termine della prima guerra Punica - inclusa nella prima parte di - i Romani dimostrarono di aver perfettamente messo a fuoco i principi basilari della gestione del potere marittimo.
fu la terza età del popolo romano, quella transmarina, nel corso della quale, osando uscire dall'Italia, esso portò le armi in tutto il mondo" [Flo.
In quel travagliato periodo iniziava a mettersi in luce il giovane Giulio Cesare, le cui vicende navali più salienti, collocate nel ventennio a cavallo dell'inizio del secolo VIII di Roma (corrispondenti grosso modo al Pontificato massimo di Cesare, dal 53 al 44 a.
Così questa veneranda città [di Roma], dopo avere fiaccato l'orgoglio di tanti popoli bellicosi e avere dato al mondo con le sue leggi i fondamenti eterni della libertà, come una buona madre, ricca e saggia, affidò ai Cesari, come a propri figli, il diritto di amministrare la sua eredità" [Amm.
tutte le genti che segnano il limite della pace romana ["romana pax"]: dico i Germani e tutte quelle genti vagabonde che s'incontrano intorno all'Istro [Danubio].
Con l'innovazione introdotta da Augusto, il principe divenne, di fatto, il sovrano unico delle terre e dei mari romani, cioè dell'intero impero considerato come un corpo unico costituito dall'insieme delle varie province e dei regni tributari.
Con l'avvenuta acquisizione della piena maturità della propria originale concezione marittima, Roma entrò, in quel periodo, nella più importante fase della sua storia.
PREMESSA L'attenzione di Roma verso le proprie esigenze marittime, manifestatasi fin dalle origini - periodo regio e primissimi anni della repubblica - in chiave commerciale e difensiva, si progressivamente acuita in termini di controllo delle coste, dei porti e delle acque d'interesse, fino a tramutarsi in un'autentica maestria nell'acquisizione e nella gestione del potere marittimo nel periodo che va dalle prime due guerre Puniche fino al conflitto contro Antioco il Grande, re di Siria.
Nelle operazioni belliche, popolo romano fu spesso sopraffatto dalla forza e vinto in molti combattimenti, ma in una guerra mai: ecco tutto" [Lucil.
Ma questa ineccepibile continuità temporale nasconde tuttavia una sensibilissima frattura, per le radicali mutazioni verificatesi contestualmente alla transizione istituzionale, rendendo la storia dell'Impero piuttosto disomogenea rispetto alla precedente storia di Roma.
Infatti, se le straordinarie qualità di Scipione subito infiammarono d'ammirazione i Romani, se la sua fama si mantenuta splendente dall'evo antico a quello moderno, se perfino il suo ancora permane, nonostante tutto, nell'Inno nazionale d'Italia, va sottolineato ch'egli ottenne i suoi successi grazie ad una lucidissima visione strategica - che tenne in massimo conto i fattori fondamentali del potere marittimo - e ad una rimarchevole capacità di utilizzare tatticamente le forze marittime, sfruttandone le varie potenzialità in ragione delle esigenze prioritarie, senza lasciarsi vincolare dalle consuetudini.
Sono queste le considerazioni che hanno ispirato la redazione di Classica, che, nei suoi primi dieci libri, ha presentato una ricostruzione organica dell'intera storia navale e marittima dell'antica Roma, utilizzando pressoché esclusivamente gli scritti che ci sono pervenuti dai Romani e dalle altre genti del loro impero.
Questi nuovi arrivati, accolti troppo precipitosamente anche nelle forze armate, senza dar loro il tempo sufficiente per sentirsi cittadini romani, mantennero in sé i propri egoismi nazionali, che finirono per aver buon gioco sulla mentalità universalista che era stata assunta dal mondo romano.
, cioè a metà del VII secolo della sua storia, Roma aveva già sventato anche l'ultima angosciosa invasione barbarica della Penisola - quella dei Cimbri e dei Teutoni - ed aveva ormai raggiunto un livello di potenza tale da poter scongiurare qualsiasi ulteriore minaccia diretta alla sicurezza dell'Urbe e dell'intera Italia.
Nel contempo, Roma, avendo acquisito anche la sovranità sull'Egitto, aveva ormai esteso il proprio controllo su tutte le sponde del Mediterraneo, completando, in tale bacino, quel processo di espansione transmarina che si era sviluppato nell'arco di due secoli, attraverso il confronto in mare con tutte le altre potenze navali del mondo classico.
Essa aveva d'altra parte ben consolidato il suo dominio sulle province d'oltremare, che erano state precedentemente acquisite - nei tre continenti bagnati dal Mediterraneo - grazie alla capacità delle sue flotte e dei suoi eserciti, a scelte strategiche ampiamente basate sul potere marittimo, ed alla costanza della dei Romani: quel demone di Roma, inviando un vento favorevole, non per un sol giorno, né, in pieno, per breve tempo, come il demone dei Macedoni, né soltanto sulla terra, come il demone degli Spartani, né solamente sul mare, come il demone degli Ateniesi", "bensì fin dalle prime origini esso crebbe, si potenziò e partecipò alle vicende politiche insieme con la Città e rimase costante per terra e per mare, in guerra e in pace" [Plut.
PREMESSA Nei primi cinque secoli della sua storia, Roma - fondata di un fiume perenne e costante" [Cic.
Tutto questo continuò ad andare bene fino a quando, con il procedere della espansione transmarina di Roma, le responsabilità assunte oltremare e l'estensione delle nuove province ivi costituite resero necessaria la concomitante proliferazione delle magistrature straordinarie (quasi sempre pluriennali) in aggiunta a quelle ordinarie annuali (consoli e pretori): i proconsoli ed i propretori, investiti dell'imperium, poterono esercitare con una pressoché totale autonomia il governo delle province ed il comando degli eserciti e delle flotte, gestendo in prima persona le enormi risorse derivanti dai ricavati della loro azione di comando (bottini di guerra, ecc.
scorrere pagine e pagine di annalisti ed i fasti dei magistrati senza incontrare il nome di un console o di un dittatore del cui valore e della cui buona fortuna il popolo romano ebbe a pentirsi una sola volta.
Qualche spazio supplementare è stato anche lasciato ad alcune altre figure di spicco, quale il ribelle Sertorio, il Verre ed il romanissimo oratore-filosofo Cicerone, che influenzò in modo certamente non marginale gli eventi della sua epoca e si coinvolse anche personalmente in un'attività prettamente marittima come la cura dei rifornimenti alimentari di Roma (l'annona).
Nel primo di questi due grandi periodi storici, Roma poté beneficiare della propria peculiare collocazione geografica.
A tale situazione Roma era giunta dopo circa sette secoli dalla sua fondazione, in seguito ad un complesso di vicende i cui aspetti navali e marittimi sono stati illustrati nei primi sette libri di Classica.
La familiarità con le questioni marittime doveva, pertanto, essersi stabilmente radicata in entrambi i soggetti della repubblica: il Senato ed il popolo di Roma.
Ed essa si conclude anche con la creazione delle prime flotte permanenti di Roma, tanto che la storia di quella che possiamo considerare la vera e propria Marina militare romana inizia, paradossalmente (ma non troppo), quando sono cessate tutte le guerre sul mare.
I Romani, infatti, costretti fin dai primi secoli dopo la fondazione dell'Urbe a lottare ed a navigare per la propria sopravvivenza, erano stati in un primo tempo impegnati a combattere alla stessa città con i popoli confinanti" [Flo.
Nel caso dei Romani, esse includevano, oltre alle forze navali (navi da guerra ed onerarie) ed ai relativi equipaggi (marinai e rematori: e la milizia navale (cioè la fanteria di Marina): questa operava imbarcata - quale forza combattente in occasione degli arrembaggi - o a terra per effettuare incursioni, sbarchi anfibi o altre missioni sulla costa (e talvolta anche nell'entroterra).
Non casuale che le riflessioni del Mahan, considerate fra le fonti più autorevoli della concezione anglosassone del power", abbiano inizialmente preso a riferimento le operazioni delle forze marittime di Roma nel corso della seconda guerra Punica.
All'esterno, mentre sui mari iniziava a diffondersi la piaga della pirateria originata dalla Cilicia - pregiudicando sempre più la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo -, dal remoto e plumbeo mar Nero, un re barbarico - Mitridate VI Eupatore, re del Ponto - ingaggiò una guerra tutto campo" contro Roma.
Così, popolo romano, con la sua enorme e variopinta moltitudine, in cui sono confluiti uomini di ogni origine" [Erod.
Se, infatti, l'anelito unitario che ardeva durante l'intero periodo risorgimentale era basato sulla coscienza del comune patrimonio storico, linguistico e culturale, tale coscienza perdurava da tempi ben più remoti ed era già stata magistralmente interpretata non solo da Dante e Petrarca, ma anche da tutta la moltitudine che animò l'era del Rinascimento italiano; quest'ultimo, a sua volta, affondava saldamente le proprie radici nella civiltà di Roma, la cui cognizione era stata in buona parte custodita (vi furono comunque perdite dolorosissime) attraverso il Medio Evo.
Nel corso di tale conflitto, infatti, la grande strategia marittima di Roma venne retta dal Senato con perspicacia e lungimiranza, fronteggiando tutti gli imprevisti - ivi incluse le gravissime situazioni di emergenza generate dall'incontenibile progressione di Annibale nel teatro terrestre - con una serie di provvedimenti calibrati con accortezza ed indirizzati in modo coerente con la trama che veniva tessuta per irretire progressivamente ed inesorabilmente il nemico: precludendogli l'accesso al mare in Italia ed il controllo della Sicilia, recidendo le sue linee di comunicazioni marittime, privandolo del suo serbatoio logistico in Spagna e della possibilità di ricevere un consistente aiuto da parte della Macedonia, costringendolo poi a combattere in Africa ed a rassegnarsi infine alle condizioni della pace ed alla distruzione della sua flotta.
È con questo quadro dell'antica Roma dinanzi agli occhi, che mi accingo a concludere Classica: un quadro permeato non solo della serietà, della determinazione e dell'indubbio acume con cui i Romani hanno affrontato e portato a termine ogni loro impresa navale e marittima, ma anche della manifesta fierezza degli stessi Romani per le loro gesta navali.
Nell'arco di soli venti anni, il dominio del mare fu perseguito dai Romani con straordinaria determinazione, a prezzo di notevolissime perdite (circa 800 navi da guerra, di cui oltre 600 affondate in occasione di tempeste), e fu conseguito dopo aver inflitto alla rivale cinque sconfitte navali (contro una sola subita) e la perdita di circa 530 navi da guerra (oltre 250 affondate; le altre catturate).
Questi aspetti sono comunque estranei alle finalità di Classica, che focalizzata su quelli navali.
A quel punto, il popolo romano cominciò ad essere robusto": essendosi rese possibili le prime proiezioni oltremare verso le penisole iberica e balcanica, iniziò la fase della.
PREMESSA "Il popolo romano, dalla nascita fino alla fine della sua fanciullezza, per un periodo di circa trecento anni sostenne guerre intorno alle sue mura.
Con tale eccezionale impegno dei Romani nel campo navale e marittimo, il loro sterminato impero, disteso lungo tutte le sponde di questo nostro immenso ["mare immensum"]" [Cic.
Guerra Giugurtina Guerra Cimbrica e I guerra Piratica Guerra Sociale (o Marsica, o Italica) Crisi Mitridatica e I guerra Civile Silla alla I guerra Mitridatica Operazioni navali di Lucullo Sbarco in Asia e ritorno di Silla a Roma Operazioni nel Mediterraneo orientale Inizio della III guerra Mitridatica Operazioni nel Mar Nero.
Questo Impero romano, di cui si sono già tratteggiate la genesi ed il carattere marittimo, era costituito da due grandi aree, grosso modo separate dal meridiano che attraversa il canale d'Otranto e la Grande Sirte: da questa parte l'Occidente, che si riconosceva nella propria latinità; dall'altra l'Oriente, che era rimasto ancorato alla cultura ellenistica.
La mirabile combinazione costituita dal Senato e dal popolo di Roma aveva egregiamente funzionato in tutti i primi secoli della Repubblica, quando l'alternanza annuale dei consoli era uno dei punti di forza dei Romani: i Macedoni, ad esempio, avevano "come garanzia il solo Alessandro, soggetto a molti imprevisti, che quasi andava cercando; molti, invece, tra i Romani si ebbero duci che erano all'altezza sua per gloria di imprese compiute; e ciascuno di essi poteva vivere o morire, se tale era il suo destino, senza che il bene pubblico ne scapitasse" [Liv.
Le esperienze marinare e cantieristiche romane furono custodite e messe a frutto anche dopo le invasioni barbariche che determinarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente: Aquileia, il celeberrimo porto romano del Mare Adriatico, generò Venezia; dalle marinerie della nacque Amalfi; i due maggiori porti romani del Mar Ligure, Pisa e Genova, mantennero le proprie tradizioni marinare e seppero valorizzarle autonomamente non appena ne ebbero la possibilità.
In un Mediterraneo seriamente insidiato, negli ultimi decenni del secolo, dai pirati della Cilicia e dalle mire aggressive di Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, Pompeo Magno riuscì, mediante il sapiente impiego di flotte di spiccate dimensioni, a rimuovere ogni minaccia alla sicurezza della navigazione, estendere l'autorità di Roma sulle rive orientali e, soprattutto, assicurare ai Romani l'incontrastato dominio del mare.
Le affermazioni riportate nelle molteplici imprese oltremare portarono nell'Urbe delle smisurate ricchezze e dischiusero ai Romani delle sempre più ampie possibilità di sviluppo del commercio marittimo e degli affari.
Per tale motivo, ci si soffermerà, di tanto in tanto, ad esaminare anche alcuni fra i più visibili fattori dell'indebolimento dei Romani sotto il profilo politico-militare, con una particolare attenzione per il potere marittimo.
Per la sicurezza dei mari e per la difesa dei confini dell'Impero, Augusto aveva istituito delle forze armate permanenti, la cui componente navale e marittima beneficiava della splendida impostazione ricevuta da Marco Agrippa, il prestigioso padre della Marina imperiale romana.
A questo fascinoso personaggio, universalmente celebrato nell'antichità e che tanto peso ha avuto nella storia di Roma, si lasciato qualche spazio anche al di là delle questioni prettamente navali, come già si fatto per il primo.
Non mancarono certo gli errori, talvolta anche reiterati e con conseguenze tragiche, ma i Romani raccomandavano perennemente a sé stessi di attenersi a principi etici ch'essi non disprezzavano come la patria, obbediamo al Senato, aiutiamo gli onesti; non curiamoci del profitto dell'oggi, diamoci pensiero della gloria di domani; teniamo per ottimo quel ch'è giusto; speriamo si avveri ciò che desideriamo, ma adattiamoci a quello che la sorte ci dà; teniamo presente, infine, che pur negli uomini più forti e più grandi il corpo mortale, immortale invece lo spirito, e perenne la gloria" [Cic.
La prorompente ascesa di Giulio Cesare si svolse mentre giganteggiava a Roma la prestigiosa figura del grande Pompeo, carico di gloria e di onori, ed investito di poteri sempre crescenti.
Questa età transmarina (*) fu quella in cui Roma, per l'effetto combinato delle sue esigenze di sicurezza sul mare e delle sue notevoli capacità di dominio navale, realizzò la propria progressiva espansione marittima, prima sulle isole più vicine, poi sulle coste dell'Iberia, della Dalmazia e dell'Ellade, passando in seguito in Asia ed in Africa, fino ad acquisire un completo controllo tutto intorno al Mediterraneo.
La prima guerra Punica fu, pertanto, l'occasione per uno stupefacente salto di qualità della Marina di Roma.
La romanità, quindi, era essenzialmente una questione culturale: la consapevolezza di far parte di una comunità regolata dalle leggi e dai valori che dall'Urbe si erano irradiati in tutto il mondo conosciuto, mentre la stessa Roma aveva nel contempo beneficiato dell'apporto di tutte le culture che si erano integrate nella civiltà romana.
Ciò nonostante, permane comunque necessario, come nei precedenti libri di Classica, inquadrare la nostra tematica navale nel contesto storico in cui si svolsero gli eventi.
A grandi linee, a parte il primo secolo in cui la città dovette badare soprattutto a sé stessa, vi furono tre secoli di espansione dell'egemonia romana nel Lazio, ed altri tre per estendere tale egemonia su tutta la Penisola (V secolo) e per l'espansione della propria potenza sul mare ed oltremare (VI e VII secolo).
Premesse ed indici di tutti i libri di Classica finora pubblicati
A quel punto, se la situazione dell'Italia, sotto l'ottica marittima, poteva considerarsi opportunamente sistemata, rimaneva ancora da consolidare l'egemonia romana sulle altre sponde del Mediterraneo, ove i possedimenti di Roma ed i trattati di amicizia con le nazioni rivierasche permanevano alquanto vulnerabili a fronte dei sempre possibili cambi d'umore dei vari popoli o delle personali ambizioni dei singoli sovrani o governanti.
E lo stesso spettacolo si offriva agli occhi ammirati degli innumerevoli visitatori che affluivano nella Città Eterna provenendo da tutte le sponde dell'Impero o da regioni ancor più remote, esterne al dominio di Roma.
Questa è la finalità dei miei "Fasti Navali", così denominati poiché includono le parti d'interesse navale degli antichi Fasti Trionfali, e si ispirano, in un certo senso, anche agli antichi Fasti Consolari nel fornire l'elencazione cronologica dei comandanti noti delle Flotte romane.
In tale situazione, mentre Roma pareva nelle condizioni ideali per godere dei benefici attesi dal suo dominio transmarino, intervennero tre nuovi fattori di crisi: due gravissimi all'esterno, ed uno ancor più grave all'interno.
Venezia fu quella che più autorevolmente e più a lungo rappresentò una continuità ideale con il potere marittimo dei Romani e, a giusto titolo, si proclamò primogenita" di Roma; essa perse la propria autonomia solo all'arrivo dell'onda napoleonica; ma le sue tradizioni, così come quelle delle altre città marittime italiane, si tramandarono ancora, confluendo poi nella marineria dell'Italia unita.
Fin dall'epoca delle guerre puniche, tale sentimento era già radicato: quando Annibale varcò le Alpi, a Roma si inorridiva all'idea ch'egli potesse scorrazzare a suo piacimento per l'Italia.
Trasferendo questa similitudine all'atipica metodologia adottata per la redazione di Classica ("collage" di citazioni di autori antichi), posso dire che, di solito, devo comporre la mia scultura utilizzando materiali estremamente eterogenei, per qualità, forma e dimensioni: dai grandi massi di granito a spezzoni di marmetti, dai ciottoli levigati a schegge di terracotta ed altri frammenti infimi.
Ciò consentì ai Romani di sviluppare progressivamente i propri traffici marittimi, proteggendoli con qualche nave da guerra.
In quel periodo storico, Roma venne investita da una istituzionale" la cui origine non va ricercata, come inevitabilmente fecero i contemporanei, nell'affievolimento dei tradizionali valori morali, nel dilagare della corruzione e nel prevalere degli interessi di fazione su quelli dello Stato; presso qualsiasi società, questi aspetti sono presenti - in maggiore o minore misura - in tutte le epoche, e si riflettono nelle tristezze della cronaca quotidiana.
Ciò al fine di raggruppare in tale ambito degli elementi omogenei che non risultassero necessariamente legati alla successione cronologica degli eventi storici, ma che apparissero comunque utili a meglio comprendere le relazioni degli antichi Romani con il mare, con le navi e con la navigazione.
Per tutti quei secoli, inoltre, tutte le grandi scelte strategiche erano scaturite dalle valutazioni sapienti, coerenti e lungimiranti del Senato: quell'alto consesso la cui sede (l'austera e maestosa Curia, tuttora esistente) venne da Cicerone definita come il sacro alla nobiltà, alla grandezza, alla saggezza, al supremo consiglio della Repubblica; il cervello di Roma, l'ara degli alleati, il porto di tutte le genti" [Cic.
Ogni ricerca su Classica di specifici argomenti relativi alla storia navale e marittima dell'antica Roma dovrebbe poter essere condotta utilizzando i predetti strumenti.
PREMESSA La pubblicazione di una della Marina di Roma", materia apparentemente avulsa dalle tematiche d'attualità, rappresenta un evento non particolarmente atteso, né di cui possa comunemente venir avvertita una particolare necessità.
Con le Idi di Marzo, che troncarono la vita terrena di Giulio Cesare (i Romani gli attribuirono poi quella apoteosi con cui si conclude il libro VII di Classica), venne quindi spezzato il disegno di consolidare l'impero romano ad Oriente, con una campagna che sembrava alla portata del genio militare del condottiero.
La consapevolezza dell'importanza attribuita dai Romani alle proprie attività navali veniva rafforzata da infinite ulteriori testimonianze distribuite in tutta la città: dalle varie altre colonne rostrate erette sul Campidoglio ed altrove, a monumenti rostrati di genere diverso (quali la casa rostrata di Pompeo Magno e le are rostrate); dai luoghi di culto dedicati a divinità che, per quanto si sapeva, avevano favorito delle grandi vittorie navali romane (vedasi il Tempio dei Lari Permarini nel Campo Marzio ed il Tempio di Apollo Navale sul Palatino), ad altri edifici costruiti dai trionfatori navali con i proventi del bottino (come il Tempio di Giano ed il cosiddetto Portico corinzio); dalla nave monumentale in travertino rappresentata sull'intera isola Tiberina, all'efficiente ed attivissimo porto fluviale di Roma, che si estendeva dall'antico Portus Tiberinus, antistante al Tempio di Portuno, alle banchine più a valle, nell'area dell'Emporio, e si manteneva strettamente connesso al porto marittimo; dalla continuativa presenza a Roma di navi e marinai delle due flotte pretorie, alle ricorrenti celebrazioni di spettacoli di naumachie, che attiravano immancabilmente delle incontenibili folle di spettatori.
), sono narrate nel presente libro VII di Classica: questo include una parziale sovrapposizione temporale il libro VI e qualche occasionale punto di contato con quelli precedenti.
NOTA 2: Oltre ai brevi Indici di seguito trascritti per ciascun libro di Classica (con la sola elencazione dei relativi Capitoli), sono disponibili due Sommari particolareggiati (con l'elencazione di tutti i paragrafi di ciascun Capitolo): uno per i Libri da I a X (file pdf da 256 Kb) ed uno per il Libro XI (pagina html).
Ma come si giunse a tanto? Quali furono, in definitiva, le cause del declino che portò alla cosiddetta dell'Impero romano? Sono state formulate infinite ipotesi, considerando il problema sotto ogni possibile sfaccettatura, dagli aspetti istituzionali a quelli strategici, da quelli ambientali a quelli sociologici e sanitari, attraverso l'analisi dei fattori politici, economici, militari, culturali, filosofici, religiosi, e così via.



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Ha partecipato a molte mostre collettive a ad edizioni del Tridente a dell'Associazione Romana Gallerie d'Arte Moderna.
Scheda
Ha partecipato a mostre organizzate dal Comune di Roma, al Festival del Due Mondi di Spoleto, a rassegne internazionali come "Idiomi della scultura contemporanea" (Verona, 1989), VI Biennale d'Arte de II Cairo (1996), Triennale di Scultura di Osaka '98, (vincendo il Suntory Award), Sculptures sous le soleil d'Antibes '98, personale all'Ann Norton Sculpture Gardens di Palm Beach, Miami (1999).
Nel 1996 ha realizzato una scultura per il Comune di Sanbenedetto del Tronto, ha partecipato alla XII Quadriennale di Roma "Ultime Generazioni".
Alessandra Porfidia a nata a Roma nel 1962, dove si e diplomata in scultura all'Accademia di Belle Arti.




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