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TEXT CACHED
PREMESSA
Se nella prima guerra Punica (le cui epiche vicende sono state narrate
nella I parte di i Romani riuscirono, a coronamento
di un gigantesco ed indomabile impegno sul piano prettamente navale, a
strappare ai Cartaginesi il dominio del mare, fu nella seconda guerra Punica
(o Annibalica", che stata oggetto della II parte
di che essi ebbero l'occasione di utilizzare il potere
marittimo per contenere, contrastare e finalmente eliminare la tremenda
minaccia recata, per impulso di Annibale, dalla città rivale.
PREMESSA
Nei primi sette secoli della sua storia, Roma, strettamente collegata
al mare da un breve tratto del Tevere, incrementò progressivamente
i propri commerci marittimi, che costituivano sia una esigenza vitale per
i rifornimenti dell'Urbe, sia una fonte di reddito di primaria importanza
per la propria economia e per quella delle altre città marittime
d'Italia.
Questo il complesso scenario d'inizio del presente libro VIII
di Classica, incentrato sulla vita di due straordinari personaggi:
"Cesare [Ottaviano] Augusto, primo di tutti gli imperatori
(sebbene vi sia stato anche il padre suo adottivo Cesare, che fu piuttosto
iniziatore dell'impero romano che non imperatore)" [Oros.
1], riuscendo infine ad affermarsi nel che comprende
la foce del Tevere e Roma, capitale del mondo, sita a 16 miglia [~23,7
km] di distanza dal mare" [Plin.
Quella crisi non fu altro che una inevitabile febbre
della crescenza, poiché i Romani erano passati dal controllo
problematico di solo una parte della Penisola italiana alle proiezioni
oltremare in Spagna, in Africa, nella penisola balcanica, sulle coste asiatiche
dell'Egeo e su tutte le principali isole bagnate dai mari che circondano
l'Italia.
Ma tutte queste lunghe elencazioni, inevitabilmente aride, avevano bisogno di esser introdotte da un sintetico riepilogo dei fatti e dei dati più salienti della vera e propria storia "classica", cioè di quanto ebbe diretta attinenza con le flotte di Roma.
Per
poter adeguatamente fronteggiare i rischi a cui gli interessi romani oltremare
erano inevitabilmente esposti, si rendevano necessarie delle misure connotate
da una forte efficacia dissuasiva, e ciò non poteva prescindere
da un rafforzamento della supremazia marittima, soprattutto ai fini della
sicurezza delle linee di comunicazione e della capacità di proiettare
e sostenere, dal mare, delle forze di rilevante consistenza.
Occorre comunque guardarsi dal raffrontare quella situazione con qualsiasi altra realtà politica posteriore a Roma antica.
Esso
abbraccia un complesso di eventi omogenei occorsi nelle ultime tre decadi
del VII secolo di Roma, in corrispondenza della straordinaria ascesa militare
e politica di Gneo Pompeo Magno, fino al culmine del suo potere nel governo
di Roma.
Tuttavia, non essendo nemmeno pensabile che l'espansione transmarina sia
stata il frutto di una felice sequenza di eventi prodotti dalla casualità,
è evidente che vi era in Roma stessa una speciale attitudine ad
assumere, di volta in volta, le decisioni più appropriate, ad intraprendere
le conseguenti azioni ed a portarle a compimento: quale altra città,
"che disponeva in origine di sole tre migliaia di uomini, nel giro
non compiuto di seicento anni, pervenne con le proprie forze ai confini
del mondo?" [Giul.
PREMESSA
Roma inizia ad affacciarsi direttamente sul mare (fondazione di Ostia)
nella prima metà del II secolo della sua esistenza.
1], Alle nuove sfide
lanciate, in successione, dai re Filippo V di Macedonia ed Antioco III
il Grande di Siria, i Romani risposero con spedizioni transmarine in Grecia
ed in Asia, raccogliendo intorno a sé, soprattutto per le operazioni
marittime nell'Egeo (l'Arcipelago per antonomasia), delle ampie
coalizioni che non potrebbero non richiamare alla mente quanto si visto in vari teatri di crisi, ed in particolare nel Golfo
Persico.
Nella storia di Roma, questo periodo conclude la prima fase transmarina,
quella che precede la lunga serie delle drammatiche contese e guerre civili
che hanno caratterizzato la travagliata costruzione dell'Impero.
Il carattere eminentemente marittimo
dell'impero romano, che si sviluppò attraverso il mare fino ad occuparne
tutte le rive e che utilizzò il mare stesso quale via di comunicazione
e di raccordo (anziché circondarsene, quale limite invalicabile
per le conquiste terrestri), ci fornisce l'evidenza della naturale vocazione
marittima dei Romani e della non casualità delle scelte transmarine
per mezzo delle quali Roma tutto il mondo"
[Flo.
della distruzione di Cartagine, popolo e senato Romano, pacifici
e moderati, governavano fra loro lo stato, né v'era fra cittadini
gara di gloria o di dominio: il timor dei nemici il buon governo della
città serbava.
Per la sicurezza delle coste (quelle laziali e quelle delle popolazioni
alleate) e della crescente flotta mercantile utilizzata, Roma provvide
ad estendere il proprio controllo marittimo, con le navi da guerra di cui
si era dotata, fino al momento in cui si rese inevitabile il confronto
con la maggiore potenza marittima esistente nel Mediterraneo: Cartagine.
Ma nessuno vorrà confrontare i miei Annali con gli scritti di coloro che esposero le antiche gesta del popolo romano.
Sappiamo bene che non così: gli stessi Romani dell'epoca
degli Scipioni si sarebbero molto stupiti di tale prospettiva.
A partire dal periodo
di Augusto, tutti i maggiori scrittori di Roma hanno parlato dell'Italia
come della patria comune.
Vetrina «Classica»: CLASSICA
; quei temibili trofei navali simboleggiavano la contestuale nascita della prima - sia pur piccola - flotta da guerra dei Romani.
Leggendo quanto stato scritto nel periodo dell'antica Roma, si
rimane stupiti sia dalla naturalezza con cui gli autori dell'epoca parlano
delle questioni marittime, come se si trattasse di argomenti notoriamente
ben conosciuti nella società in cui vivevano, sia dalla capacità
dei Romani di avvalersi dello strumento navale, entro l'intera gamma delle
possibili sue forme d'impiego.
Sulla destra, più o meno a metà strada fra la stessa tribuna e la Curia del Senato, si ergeva la candida colonna rostrata di Caio Duilio, ornata con i rostri delle numerose navi puniche catturate in occasione della prima grande vittoria navale romana sui Cartaginesi, nel III sec.
In quella straordinaria
fase storica, a cui abbiamo assistito percorrendo le vicende narrate nelle
prime tre parti di i Romani hanno messo in luce,
con netta evidenza, la loro naturale vocazione marittima: nell'arco di
circa settanta anni, essi sono passati dalla costruzione della loro prima
grande flotta per la conquista della Sicilia, alla proiezione delle loro
forze oltremare, verso le coste dell'Illiria, della Spagna, della Grecia,
dell'Africa settentrionale e dell'Asia minore.
Nel secondo periodo di tre secoli venne concentrato tutto lo sforzo navale
che consentì ai Romani di avvalersi del potere marittimo per la
propria sicurezza e per la tutela dei propri interessi e di quelli delle
popolazioni alleate: dalla costituzione della loro prima piccola marina
da guerra affidata ai duumviri navali, alla costruzione delle poderose
flotte con le quali essi rimossero, sul mare, le minacce recate dalle maggiori
potenze navali dell'epoca (da Cartagine ai regni di Macedonia, di Siria
e del Ponto, ai pirati di Cilicia, di Creta e delle Baleari, ecc.
Mi rendo certamente conto che queste suddivisioni del continuo temporale
in grandi blocchi di eventi omogenei, oltre ad introdurre una semplificazione,
piuttosto sommaria, nell'indecifrabile complessità dello sviluppo
della storia, parrebbero quasi sottintendere l'esistenza di un preordinato
disegno volto alla dominazione di Roma su tutte le sponde del Mediterraneo.
Gli stessi Romani erano normalmente bilingui, ma avevano affidato alla lingua latina la versione ufficiale delle leggi e di ogni atto pubblico in tutto l'Impero.
Questo è lo scenario al termine del libro VIII di Classica; ed in questo stesso scenario inizia, ovviamente, il presente libro IX.
Il Lettore verrà così privato di qualche storiella colorita o piccante, ma potrà forse meglio percepire lo straordinario sforzo compiuto da Romani nel settore navale e marittimo per la sicurezza e il benessere dell'Impero e per la diffusione della civiltà.
Le conoscenze dei naviganti nel mondo antico
I collegamenti marittimi di Roma
Le risorse umane della Marina romana
Costruzioni navali e opere marittime
La legislazione del mare
Amor di mare
Sfruttamento delle risorse marine
Navigazioni e viaggi per mare
Le Flotte imperiali di Roma
Testi antichi:
Anonimo:
Itinerarium maritimum
Vegezio:
Præcepta belli navalis
Siriano:
Strategicon
Leone imperatore:
De navali prœlio.
Si tratta di un periodo la cui copertura
storiografica antica particolarmente carente: la ricostruzione
storica dell'attività delle flotte di Roma ha pertanto dovuto avvalersi
di ogni possibile frammento disponibile, anche se utile solo come.
D'altra parte era evidente che la crescente complessità del nascente
impero non poteva più essere gestita dalle antiche e pur ammirevoli
istituzioni di cui la città di Roma si era dotata dopo la cacciata
dei re (a metà del suo III secolo di storia): difficile
amministrare altrimenti un così grande dominio se non affidandolo
a un solo uomo, come a un padre" [Stra.
Entrambe le componenti navali, sia la militare che la mercantile, poterono beneficiare della perfezione tecnica raggiunta dall'ingegneria navale romana, delle enormi capacità conferite alla cantieristica navale, e del razionale potenziamento di tutte le infrastrutture marittime, con la realizzazione di opere grandiose e pienamente rispondenti, nell'ambito della costruzione o dell'ampliamento dei porti e delle basi navali.
Tale considerazione, la cui veridicità risulta di tutta evidenza
anche per chi abbia solo qualche minima esperienza di attività operativa
in mare, stata comunque richiamata per fare in modo che il Lettore,
soffermandovi adesso l'attenzione, possa, fin dal primo capitolo del presente
fascicolo, meglio assaporare questo primo saggio dell'esercizio del potere
marittimo da parte dei Romani, valutando soprattutto la valenza strategica
delle scelte relative alla gestione dello strumento navale.
Inoltre, alla loro eccezionale clemenza, re,
città, interi popoli passavano sotto la protezione dei Romani"
[Diod.
1], i Romani avevano potuto estendere la propria influenza sulle altre
regioni della Penisola e sul Mediterraneo centrale e occidentale.
Preludio
Le prime esigenze marittime
Le guerre Sannitiche
La guerra Tarantina
Inizio della I guerra Punica
Caio Duilio
Marco Attilio Regolo
Successi vari e gravi difficoltà
Annientamento della Flotta romana
Caio Lutazio Catulo.
Ma, anche senza arrivare a tanto, sono convinto che la storia della Marina
di Roma, specie se percepita attraverso le testimonianze pervenuteci dall'antichità,
possa offrire un duplice beneficio: il primo quello di mostrarci
che questi nostri Romani, troppo spesso idealizzati fino
a renderceli alieni, sono molto più vicini a noi di quanto comunemente
si pensi; il secondo quello di fornirci la consapevolezza di non
essere dei del mare, alla ricerca di adozioni o
di modelli da imitare, ma di avere, anche nel campo navale, progenitori
più che qualificati.
Peraltro, da molti decenni ormai, l'assetto istituzionale di Roma
denunziava chiari sintomi di inadeguatezza.
Un'attenzione particolare stata infine riservata
ad un altro gigante della romanità: quel Marco Terenzio Varrone,
che viene per lo più ricordato nella storia della letteratura come
scrittore di gran pregio e straordinariamente prolifico, ma che occupa
anche un posto eminente nella storia navale, per aver esercitato con pieno
successo le funzioni di ammiraglio di Pompeo ed aver pertanto conseguito
l'ambita e rara onorificenza della navale".
In questa III parte di ritroviamo vinto in Africa, esule e insofferente della pace, cercava in tutto
il mondo un nemico per il popolo romano" [Flo.
queste lotte avevano lo stesso carattere: miravano, non
a distruggere, ma a trasformare la Repubblica; non si voleva annientarla,
ma esserne i capi; non bruciare Roma, ma in questa Roma avere una parte
importante" [Cic.
), ed acquisendo in definitiva un potere
che risultava maggiore di quello dei consoli e che difficilmente avrebbe
potuto essere controllato - con appropriato rigore - dalle altre magistrature
a livello centrale (quali i censori e i tribuni della plebe) elette dal
Senato e dal popolo di Roma.
Insomma, anche se l'Italia viene ora perfino considerata, da taluni, alla
stregua di una bizzarra invenzione di Mazzini e Cavour, chiunque abbia
avuto il tempo e la pazienza d'indagare a ritroso attraverso i secoli può
constatare ch'essa rimane pur sempre una realtà antica oltre un
paio di millenni, splendida figlia e legittima erede di Roma.
disciplina militare, rigidamente conservata, assicurò
a Roma il primato in Italia, le donò il governo di molte città,
di potenti regni, di fortissimi popoli, le schiuse gli stretti del Ponto",
"e fece di ciò che era nato all'ombra della casupola di
Romolo il sostegno del mondo intero" [V.
Con tali vicende si conclude questa prima ricostruzione organica della storia navale e marittima di Roma antica, redatta sulla base delle testimonianze che ci sono pervenute dall'antichità, ed interpretata alla luce delle conoscenze professionali d'un marinaio.
Anche se si è sempre utilizzata l'espressione il popolo romano, la romanità non è mai stata una questione etnica.
Costretti, fin dall'inizio, a guardarsi dai propri vicini sui confini terrestri,
i Romani - pur mantenendo la fierezza delle loro origini agresti e pastorali,
oltre a qualche nostalgia per i miti bucolici dell'età dell'oro
- compresero subito che loro sicurezza dipendeva strettamente dalla possibilità
di navigare; ciò al fine di assicurare l'afflusso dei necessari
rifornimenti e di mantenere il controllo delle coste e delle acque d'interesse.
Ed ecco, dopo la fratricida guerra Sociale (tentativo di alcune
regioni d'Italia di reagire con la secessione ad un contenzioso
con Roma), gli orrori di quelle Civili.
Lo stesso Mahan, essendosi
soffermato ad analizzare accuratamente tale aspetto, comprese bene che
"il predominio romano in mare ebbe un'efficacia risolutiva sul corso
della guerra"; ciò, fermo restando che controllo marittimo,
per quanto effettivo, non implica che qualche nave isolata o reparto navale
non possa allontanarsi dal porto, attraversare acque più o meno
frequentate, effettuare incursioni moleste su punti non protetti di una
costa estesa, entrare in porti soggetti a blocco.
D'altro canto, proprio nell'antica Roma che nata e si
è affermata la concezione unitaria dell'Italia, sempre privilegiata
e prediletta nel più ampio contesto dello sterminato Impero.
Per contro, coerentemente con le consuetudini romane, non compaiono in questi Fasti Navali due categorie di eventi: né i pochi infortuni subiti dalle flotte romane (episodi chiaramente nefasti, e pertanto esclusi per definizione), né i successi conseguiti nel corso di combattimenti prettamente fratricidi, per i quali non era lecito gioire pubblicamente.
Non quindi, sorprendente
che, nella gestione delle crisi, il Senato riuscisse a percepire con chiarezza
le linee d'azione più rispondenti alla difesa degli interessi di
Roma e dei suoi alleati oltremare.
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Se, per la propria espansione, Roma avesse contato prioritariamente
sulla forza delle proprie legioni e, trovandosi a disagio sul mare - come
ama ripetere chi poco conosce della Storia - avesse relegato la flotta
ad un ruolo di mero concorso alle operazioni terrestri, essa avrebbe creato,
secondo la logica, un impero continentale.
Cesare Ottaviano, divenuto Augusto, si era quindi insediato al vertice dello Stato insieme al suo amico Marco Agrippa, ed aveva con lui messo a punto con somma accortezza quel nuovo assetto istituzionale - il principato (poi chiamato più comunemente l'impero) - che gli consentì di sedare le discordie interne, restituire decoro, prestigio e maestà all'immagine di Roma, ed assicurare all'Urbe stessa, all'Italia ed alle province una benefica situazione di pace e di stabilità: furono le porte di Giano bifronte; estirpate, non represse le radici delle guerre; e quel primo e grandissimo censimento, in cui ogni singolo componente delle nazioni del mondo giurò su questo unico nome di Cesare e insieme, per la comunità del censo, divenne parte di un'unica società" [Oros.
Ed allo stesso punto inizia la narrazione del presente libro X, che tratta di un periodo estremamente confuso e travagliato: gli ultimi secoli in cui la storia di Roma venne ancora influenzata da quell'Impero che Roma stessa aveva creato e reso potente, ma che, poco dopo l'inizio del secondo millennio, iniziò a trascurare sempre più la Città eterna, fino a voltarle le spalle.
I Romani, quindi, intenzionalmente le parti giudicate infruttuose a causa del freddo eccessivo e della sterilità del suolo, occupano quelle che val la pena di possedere" [Paus.
Innumerevoli generazioni di marinai
provenienti dai porti e dalle coste d'Italia si susseguirono lungo l'intero
arco della storia di Roma, assicurando la continuità dei rifornimenti
navali, esercitando con le unità da guerra il controllo del Mediterraneo
e delle altre acque d'interesse, e spingendo le proprie vele fino ai limiti
del mondo allora conosciuto, e talvolta anche oltre.
PREMESSA
I primi decenni del secolo VIII della storia di Roma erano stati contrassegnati dall'irreversibile crisi istituzionale della repubblica - i cui ordinamenti erano divenuti ampiamente insufficienti a fronte delle accresciute dimensioni e complessità dell'impero - e dall'accanita lotta condotta dai paladini del Senato per difendere le prerogative ed i privilegi dell'ordine senatorio, senza esclusione di colpi, prima contro Giulio Cesare e poi contro coloro che ne avevano raccolto l'eredità.
la
prima età del popolo romano, per così dire la sua infanzia".
Infine, sulla destra del predetto tempio, l'arco di trionfo di Augusto recava incisi sulle sue pareti i Fasti della Repubblica, che includevano i numerosi trionfi navali celebrati a Roma per le vittorie che avevano consentito la progressiva estensione dell'Impero su tutte le coste del grande mare interno che collegava i tre continenti del mondo antico.
Nell'ultimo periodo della repubblica, Roma permaneva ancora, a tutti gli effetti, una città-stato che, strettamente consociata all'intera Italia, esercitava il suo dominio sul mare e su tutte le proprie province d'oltremare e d'oltralpe; essa regolava le proprie relazioni esterne con trattati di alleanza o, in caso di rottura degli accordi, con interventi militari che tendevano ad espandere l'area controllata dai Romani e richiedevano la costruzione di flotte ad hoc ed il reclutamento dei relativi equipaggi e di tutte le truppe necessarie.
Questa era, a grandi linee la situazione del mondo romano al termine del libro IX di Classica, cioè al compimento del primo millennio di Roma.
Gli ultimi principi: da Decio a Caro
La Tetrarchia
L'abbandono di Roma
Giuliano il filosofo
I bagliori del tramonto
La divisione dell'Impero
Perdita delle province d'oltremare
Avvio della transizione verso gli Stati nazionali
Il Mediterraneo sotto il segno di Roma
Interludio.
L'attivismo degli imprenditori romani, il moltiplicarsi
delle occasioni di lucro e l'intrigante contagio del lusso comportarono
una rapida trasformazione della società, ormai nettamente allontanatasi
dagli austeri costumi dei padri: semplice era la mensa
dei nostri Camilli!"; questi gli uomini che con
il carattere e la tempra dell'antico valore imposero Roma come capitale
al Mondo" [Graz.
Ma nel V secolo che Roma inizia a pensare
in termini di potere marittimo, costituendo la sua prima Marina da guerra
(cattura della flotta anziate ed istituzione dei Duumviri navali), fino
a sfidare la maggiore potenza navale del Mediterraneo e ad ottenere su
di essa la prima vittoria navale (Caio Duilio a Milazzo).
Viene poi il
VI secolo in cui, oltre alla sua perentoria affermazione sul mare (vittoria
navale delle Egadi, con cui Lutazio Catulo pone fine alla I guerra Punica
e alla supremazia marittima di Cartagine), Roma supera una ininterrotta
serie di guerre, che, pur se originate da ragioni eminentemente difensive,
la portano, col determinante concorso delle sue forze marittime, ad allargare
progressivamente la propria area d'influenza oltremare, fino ad interessare
pressoché tutti i litorali bagnati dal Mediterraneo.
Di pari passo, i Romani provvidero a sviluppare armonicamente
il proprio potere marittimo, utilizzando flotte da guerra per la protezione
delle linee di comunicazione mercantili, per l'espansione del controllo
di Roma nelle altre acque e sulle altre rive del Mediterraneo, per il sostegno
navale necessario alle nazioni rivierasche alleate e per la difesa di ogni
altro proprio interesse oltremare.
Nell'ultimo capitolo, l'attenzione viene nuovamente concentrata sul
controllo marittimo intorno alla nostra Penisola e sui confini stessi di
questa Italia di cui i Romani seppero adeguatamente apprezzare l'assoluta
unicità: tutto il mondo, per quanto si estende la volta
celeste, la regione fra tutte più bella per quei prodotti che giustamente
occupano il primo posto nella natura l'Italia, regina e seconda
madre del mondo, per i suoi uomini e le sue donne, i suoi capi e i suoi"
militi, superiorità nelle arti, la rinomanza dei suoi
geni, e ancora la sua posizione geografica e la salubrità del suo
clima temperato, il facile accesso offerto a tutti i popoli, le coste ricche
di porti, il soffio benigno dei venti" [Plin.
Nel primo decennio del VIII secolo della sua storia, Roma sembrava potersi
avviare, con Giulio Cesare, verso una durevole stabilità interna
e verso un rafforzamento di quell'impero che i Romani avevano creato con
il concorso determinante delle loro flotte e che si basava su due loro
qualità proprie: in guerra e in pace saggezza"
[Sul.
Sul piano interno, Roma stava in quel periodo
soffrendo di una seria istituzionale", espressa da conflitti
intestini dalle molteplici sfaccettature ed accompagnata dalle tipiche
disfunzioni che si verificano nei periodi di smarrimento dei valori tradizionali
e della certezza del diritto: dal verificarsi delle prime crepe nella disciplina
militare, al diffondersi della cupidigia (con i connessi fenomeni di corruzione
e concussione) ed alla crescente attrattiva delle più estreme scelte
egoistiche, quali la ribellione e la secessione.
Non si tratta quindi di una vera e propria trattazione monografica, con l'esaustiva illustrazione di tutto quanto si conosce sui Romani nell'ambito di ciascuno degli argomenti presentati.
Questo riepilogo vuole in tal modo rappresentare l'ultimo omaggio di Classica agli oltre otto secoli di storia della Marina di Roma antica ed alla maestria dei nostri padri romani, che seppero utilizzare le proprie flotte e la loro grande strategia marittima per assumere e mantenere l'assoluto dominio del mare, a livelli che nessun altro popolo poté mai più raggiungere, e per garantire a tutti la perennne fruibilità del mare, quale ricchezza comune, elemento di collegamento, fattore di benessere e veicolo di diffusione della civiltà.
Sul primo, i contemporanei dissero la sorte
non gli ha negato nulla di quello che stato elargito già
ad altri e gli ha procurato ciò che finora nessun cittadino romano
è stato in grado di conseguire" [C.
PREMESSA
Passeggiando fra i marmorei edifici del Foro Romano, ai piedi del Palatino e del Campidoglio, il cittadino dell'antica Roma si trovava letteralmente circondato dalle più auguste memorie navali della storia patria.
Tale soluzione, mantenuta per la fase
iniziale del periodo dell'espansione transmarina di Roma, diede dei risultati
lusinghieri, pur non essendo certamente ottimale.
L'emblema araldico della Marina Militare, che campeggia nella bandiera
nazionale navale, contiene in sé la più felice sintesi della
nostre ricche tradizioni marittime, simboleggiate dallo stemma - con le
quattro Repubbliche Marinare - sovrastato dalla navale"
romana.
Mentre Silla combatteva
contro Mitridate, la sedizione aveva preso il sopravvento a Roma, con Cinna; e con l'eccidio dei più illustri Romani le glorie che splendevano
sul paese furono tutte spente.
Ma dopo pochissimi mesi di dittatura perpetua, lo stesso
Cesare venne assassinato dalla nota congiura delle Idi di Marzo: corpo dell'impero tremò profondamente per il mutamento nel dominio
di Roma, cioè nel genere umano, e fu scosso da ogni tipo di pericoli,
da guerre civili, esterne, servili, terrestri e navali" [Flo.
Fin dall'inizio della loro storia, infatti, i Romani hanno assimilato in sé tutti i popoli che si sono venuti a trovare sotto le leggi di Roma: ad iniziare dai Sabini, poco dopo la fondazione dell'Urbe, continuando poi con le genti del Lazio e dell'intera Italia, per poi assorbire tutte le altre popolazioni dell'Impero.
Concentrando l'attenzione sugli aspetti marittimi, l'eredità dell'antica
Roma non certo di minor rilievo.
Per coloro che possiedono l'intera serie di Classica, questo libro
VIII rappresenta l'atto finale della parte più significativa della
storia navale e marittima di Roma, che si conclude con l'instaurazione
della pace augustea, basata sul pieno dominio dell'intero Mediterraneo
e di tutte le sue sponde.
mi sembra estraneo al mio piano iniziale raccomandare ai lettori
di prestare attenzione alla grandiosità della lotta ingaggiata dai
due stati di Roma e Cartagine.
Vedremo, in particolare, di quali enormi vantaggi poterono beneficiare i barbari quando si allentò il controllo navale romano sui mari, e come essi dimostrarono invece tutta la loro vulnerabilità quando i Romani ridiedero vigore al proprio potere marittimo.
Fra gli altri fatti memorabili inclusi in questa sintesi, vi sono eventi di vario genere che vennero onorati dai Romani con specifici riconoscimenti o che vennero comunque ricordati con particolare favore.
Dopo il termine della prima guerra Punica - inclusa nella prima parte
di - i Romani dimostrarono di aver perfettamente messo
a fuoco i principi basilari della gestione del potere marittimo.
fu la terza età del popolo
romano, quella transmarina, nel corso della quale, osando uscire dall'Italia,
esso portò le armi in tutto il mondo" [Flo.
In quel travagliato periodo iniziava a mettersi in luce
il giovane Giulio Cesare, le cui vicende navali più salienti, collocate
nel ventennio a cavallo dell'inizio del secolo VIII di Roma (corrispondenti
grosso modo al Pontificato massimo di Cesare, dal 53 al 44 a.
Così questa veneranda città [di Roma], dopo avere fiaccato l'orgoglio di tanti popoli bellicosi e avere dato al mondo con le sue leggi i fondamenti eterni della libertà, come una buona madre, ricca e saggia, affidò ai Cesari, come a propri figli, il diritto di amministrare la sua eredità" [Amm.
tutte le genti che segnano il limite della pace romana ["romana pax"]: dico i Germani e tutte quelle genti vagabonde che s'incontrano intorno all'Istro [Danubio].
Con l'innovazione introdotta da Augusto, il principe divenne, di fatto, il sovrano unico delle terre e dei mari romani, cioè dell'intero impero considerato come un corpo unico costituito dall'insieme delle varie province e dei regni tributari.
Con l'avvenuta acquisizione della piena maturità della propria
originale concezione marittima, Roma entrò, in quel periodo, nella
più importante fase della sua storia.
PREMESSA
L'attenzione di Roma verso le proprie esigenze marittime, manifestatasi
fin dalle origini - periodo regio e primissimi anni della repubblica -
in chiave commerciale e difensiva, si progressivamente acuita
in termini di controllo delle coste, dei porti e delle acque d'interesse,
fino a tramutarsi in un'autentica maestria nell'acquisizione e nella gestione
del potere marittimo nel periodo che va dalle prime due guerre Puniche
fino al conflitto contro Antioco il Grande, re di Siria.
Nelle operazioni belliche, popolo romano fu spesso sopraffatto
dalla forza e vinto in molti combattimenti, ma in una guerra mai: ecco
tutto" [Lucil.
Ma questa ineccepibile continuità temporale nasconde tuttavia una sensibilissima frattura, per le radicali mutazioni verificatesi contestualmente alla transizione istituzionale, rendendo la storia dell'Impero piuttosto disomogenea rispetto alla precedente storia di Roma.
Infatti, se le straordinarie qualità
di Scipione subito infiammarono d'ammirazione i Romani, se la sua fama
si mantenuta splendente dall'evo antico a quello moderno, se perfino
il suo ancora permane, nonostante tutto, nell'Inno nazionale
d'Italia, va sottolineato ch'egli ottenne i suoi successi grazie ad una
lucidissima visione strategica - che tenne in massimo conto i fattori fondamentali
del potere marittimo - e ad una rimarchevole capacità di utilizzare
tatticamente le forze marittime, sfruttandone le varie potenzialità
in ragione delle esigenze prioritarie, senza lasciarsi vincolare dalle
consuetudini.
Sono queste le considerazioni che hanno ispirato la redazione di Classica, che, nei suoi primi dieci libri, ha presentato una ricostruzione organica dell'intera storia navale e marittima dell'antica Roma, utilizzando pressoché esclusivamente gli scritti che ci sono pervenuti dai Romani e dalle altre genti del loro impero.
Questi nuovi arrivati, accolti troppo precipitosamente anche nelle forze armate, senza dar loro il tempo sufficiente per sentirsi cittadini romani, mantennero in sé i propri egoismi nazionali, che finirono per aver buon gioco sulla mentalità universalista che era stata assunta dal mondo romano.
, cioè a metà del VII
secolo della sua storia, Roma aveva già sventato anche l'ultima
angosciosa invasione barbarica della Penisola - quella dei Cimbri e dei
Teutoni - ed aveva ormai raggiunto un livello di potenza tale da poter
scongiurare qualsiasi ulteriore minaccia diretta alla sicurezza dell'Urbe
e dell'intera Italia.
Nel contempo, Roma, avendo acquisito anche la sovranità sull'Egitto, aveva ormai esteso il proprio controllo su tutte le sponde del Mediterraneo, completando, in tale bacino, quel processo di espansione transmarina che si era sviluppato nell'arco di due secoli, attraverso il confronto in mare con tutte le altre potenze navali del mondo classico.
Essa aveva d'altra parte ben consolidato il suo dominio
sulle province d'oltremare, che erano state precedentemente acquisite -
nei tre continenti bagnati dal Mediterraneo - grazie alla capacità
delle sue flotte e dei suoi eserciti, a scelte strategiche ampiamente basate
sul potere marittimo, ed alla costanza della dei Romani:
quel demone di Roma, inviando un vento favorevole, non
per un sol giorno, né, in pieno, per breve tempo, come il demone
dei Macedoni, né soltanto sulla terra, come il demone degli Spartani,
né solamente sul mare, come il demone degli Ateniesi",
"bensì fin dalle prime origini esso crebbe, si potenziò
e partecipò alle vicende politiche insieme con la Città e
rimase costante per terra e per mare, in guerra e in pace" [Plut.
PREMESSA
Nei primi cinque secoli della sua storia, Roma - fondata di un fiume perenne e costante" [Cic.
Tutto questo continuò ad andare
bene fino a quando, con il procedere della espansione transmarina di Roma,
le responsabilità assunte oltremare e l'estensione delle nuove province
ivi costituite resero necessaria la concomitante proliferazione delle magistrature
straordinarie (quasi sempre pluriennali) in aggiunta a quelle ordinarie
annuali (consoli e pretori): i proconsoli ed i propretori, investiti dell'imperium,
poterono esercitare con una pressoché totale autonomia il governo
delle province ed il comando degli eserciti e delle flotte, gestendo in
prima persona le enormi risorse derivanti dai ricavati della loro azione
di comando (bottini di guerra, ecc.
scorrere
pagine e pagine di annalisti ed i fasti dei magistrati senza incontrare
il nome di un console o di un dittatore del cui valore e della cui buona
fortuna il popolo romano ebbe a pentirsi una sola volta.
Qualche spazio supplementare
è stato anche lasciato ad alcune altre figure di spicco, quale il
ribelle Sertorio, il Verre ed il romanissimo oratore-filosofo
Cicerone, che influenzò in modo certamente non marginale gli eventi
della sua epoca e si coinvolse anche personalmente in un'attività
prettamente marittima come la cura dei rifornimenti alimentari di Roma
(l'annona).
Nel primo di questi due grandi periodi storici, Roma poté beneficiare
della propria peculiare collocazione geografica.
A tale situazione Roma era giunta dopo circa sette secoli dalla sua
fondazione, in seguito ad un complesso di vicende i cui aspetti navali
e marittimi sono stati illustrati nei primi sette libri di Classica.
La familiarità con le questioni marittime doveva, pertanto, essersi
stabilmente radicata in entrambi i soggetti della repubblica: il Senato
ed il popolo di Roma.
Ed essa si conclude anche con la creazione delle
prime flotte permanenti di Roma, tanto che la storia di quella che possiamo
considerare la vera e propria Marina militare romana inizia, paradossalmente
(ma non troppo), quando sono cessate tutte le guerre sul mare.
I Romani, infatti, costretti
fin dai primi secoli dopo la fondazione dell'Urbe a lottare ed a navigare
per la propria sopravvivenza, erano stati in un primo tempo impegnati a
combattere alla stessa città con i popoli confinanti"
[Flo.
Nel caso dei Romani, esse
includevano, oltre alle forze navali (navi da guerra ed onerarie) ed ai
relativi equipaggi (marinai e rematori: e la milizia navale (cioè la fanteria di Marina): questa operava
imbarcata - quale forza combattente in occasione degli arrembaggi - o a
terra per effettuare incursioni, sbarchi anfibi o altre missioni sulla
costa (e talvolta anche nell'entroterra).
Non casuale che le riflessioni del Mahan, considerate fra le fonti
più autorevoli della concezione anglosassone del power",
abbiano inizialmente preso a riferimento le operazioni delle forze marittime
di Roma nel corso della seconda guerra Punica.
All'esterno, mentre sui mari iniziava a diffondersi la piaga
della pirateria originata dalla Cilicia - pregiudicando sempre più
la sicurezza della navigazione nel Mediterraneo -, dal remoto e plumbeo
mar Nero, un re barbarico - Mitridate VI Eupatore, re del Ponto - ingaggiò
una guerra tutto campo" contro Roma.
Così, popolo romano, con la sua enorme e variopinta moltitudine, in cui sono confluiti uomini di ogni origine" [Erod.
Se, infatti,
l'anelito unitario che ardeva durante l'intero periodo risorgimentale era
basato sulla coscienza del comune patrimonio storico, linguistico e culturale,
tale coscienza perdurava da tempi ben più remoti ed era già
stata magistralmente interpretata non solo da Dante e Petrarca, ma anche
da tutta la moltitudine che animò l'era del Rinascimento
italiano; quest'ultimo, a sua volta, affondava saldamente le proprie radici
nella civiltà di Roma, la cui cognizione era stata in buona parte
custodita (vi furono comunque perdite dolorosissime) attraverso il Medio
Evo.
Nel corso di tale conflitto, infatti, la grande strategia marittima di
Roma venne retta dal Senato con perspicacia e lungimiranza, fronteggiando
tutti gli imprevisti - ivi incluse le gravissime situazioni di emergenza
generate dall'incontenibile progressione di Annibale nel teatro terrestre
- con una serie di provvedimenti calibrati con accortezza ed indirizzati
in modo coerente con la trama che veniva tessuta per irretire progressivamente
ed inesorabilmente il nemico: precludendogli l'accesso al mare in Italia
ed il controllo della Sicilia, recidendo le sue linee di comunicazioni
marittime, privandolo del suo serbatoio logistico in Spagna e della possibilità
di ricevere un consistente aiuto da parte della Macedonia, costringendolo
poi a combattere in Africa ed a rassegnarsi infine alle condizioni della
pace ed alla distruzione della sua flotta.
È con questo quadro dell'antica Roma dinanzi agli occhi, che mi accingo a concludere Classica: un quadro permeato non solo della serietà, della determinazione e dell'indubbio acume con cui i Romani hanno affrontato e portato a termine ogni loro impresa navale e marittima, ma anche della manifesta fierezza degli stessi Romani per le loro gesta navali.
Nell'arco di soli venti anni, il
dominio del mare fu perseguito dai Romani con straordinaria determinazione,
a prezzo di notevolissime perdite (circa 800 navi da guerra, di cui oltre
600 affondate in occasione di tempeste), e fu conseguito dopo aver inflitto
alla rivale cinque sconfitte navali (contro una sola subita) e la perdita
di circa 530 navi da guerra (oltre 250 affondate; le altre catturate).
Questi aspetti sono comunque estranei alle finalità
di Classica, che focalizzata su quelli navali.
A quel punto, il popolo romano cominciò ad essere
robusto": essendosi rese possibili le prime proiezioni oltremare
verso le penisole iberica e balcanica, iniziò la fase della.
PREMESSA
"Il popolo romano, dalla nascita fino alla fine della sua fanciullezza, per un periodo di circa trecento anni sostenne guerre intorno alle sue mura.
Con tale eccezionale impegno dei Romani nel campo navale e marittimo, il loro sterminato impero, disteso lungo tutte le sponde di questo nostro immenso ["mare immensum"]" [Cic.
Guerra Giugurtina
Guerra Cimbrica e I guerra Piratica
Guerra Sociale (o Marsica, o Italica)
Crisi Mitridatica e I guerra Civile
Silla alla I guerra Mitridatica
Operazioni navali di Lucullo
Sbarco in Asia e ritorno di Silla a Roma
Operazioni nel Mediterraneo orientale
Inizio della III guerra Mitridatica
Operazioni nel Mar Nero.
Questo Impero romano, di cui si sono già tratteggiate la genesi ed il carattere marittimo, era costituito da due grandi aree, grosso modo separate dal meridiano che attraversa il canale d'Otranto e la Grande Sirte: da questa parte l'Occidente, che si riconosceva nella propria latinità; dall'altra l'Oriente, che era rimasto ancorato alla cultura ellenistica.
La mirabile combinazione costituita
dal Senato e dal popolo di Roma aveva egregiamente funzionato in tutti
i primi secoli della Repubblica, quando l'alternanza annuale dei consoli
era uno dei punti di forza dei Romani: i Macedoni, ad esempio, avevano
"come garanzia il solo Alessandro, soggetto a molti imprevisti,
che quasi andava cercando; molti, invece, tra i Romani si ebbero duci che
erano all'altezza sua per gloria di imprese compiute; e ciascuno di essi
poteva vivere o morire, se tale era il suo destino, senza che il bene pubblico
ne scapitasse" [Liv.
Le esperienze marinare e cantieristiche romane furono custodite e messe
a frutto anche dopo le invasioni barbariche che determinarono la caduta
dell'Impero romano d'Occidente: Aquileia, il celeberrimo porto romano del
Mare Adriatico, generò Venezia; dalle marinerie della nacque Amalfi; i due maggiori porti romani del Mar Ligure,
Pisa e Genova, mantennero le proprie tradizioni marinare e seppero valorizzarle
autonomamente non appena ne ebbero la possibilità.
In un Mediterraneo seriamente insidiato,
negli ultimi decenni del secolo, dai pirati della Cilicia e dalle mire
aggressive di Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, Pompeo Magno riuscì,
mediante il sapiente impiego di flotte di spiccate dimensioni, a rimuovere
ogni minaccia alla sicurezza della navigazione, estendere l'autorità
di Roma sulle rive orientali e, soprattutto, assicurare ai Romani l'incontrastato
dominio del mare.
Le affermazioni riportate nelle molteplici imprese oltremare portarono
nell'Urbe delle smisurate ricchezze e dischiusero ai Romani delle sempre
più ampie possibilità di sviluppo del commercio marittimo
e degli affari.
Per tale motivo, ci si soffermerà, di tanto in tanto, ad esaminare anche alcuni fra i più visibili fattori dell'indebolimento dei Romani sotto il profilo politico-militare, con una particolare attenzione per il potere marittimo.
Per la sicurezza dei mari e per la difesa dei confini dell'Impero, Augusto aveva istituito delle forze armate permanenti, la cui componente navale e marittima beneficiava della splendida impostazione ricevuta da Marco Agrippa, il prestigioso padre della Marina imperiale romana.
A questo fascinoso personaggio, universalmente
celebrato nell'antichità e che tanto peso ha avuto nella storia
di Roma, si lasciato qualche spazio anche al di là delle
questioni prettamente navali, come già si fatto per il
primo.
Non mancarono certo gli errori, talvolta anche reiterati e con conseguenze
tragiche, ma i Romani raccomandavano perennemente a sé stessi di
attenersi a principi etici ch'essi non disprezzavano come la patria, obbediamo al Senato, aiutiamo gli onesti; non
curiamoci del profitto dell'oggi, diamoci pensiero della gloria di domani;
teniamo per ottimo quel ch'è giusto; speriamo si avveri ciò
che desideriamo, ma adattiamoci a quello che la sorte ci dà; teniamo
presente, infine, che pur negli uomini più forti e più grandi
il corpo mortale, immortale invece lo spirito, e perenne la gloria"
[Cic.
La prorompente
ascesa di Giulio Cesare si svolse mentre giganteggiava a Roma la prestigiosa
figura del grande Pompeo, carico di gloria e di onori, ed investito di
poteri sempre crescenti.
Questa età transmarina (*) fu quella in cui Roma, per l'effetto
combinato delle sue esigenze di sicurezza sul mare e delle sue notevoli
capacità di dominio navale, realizzò la propria progressiva
espansione marittima, prima sulle isole più vicine, poi sulle coste
dell'Iberia, della Dalmazia e dell'Ellade, passando in seguito in Asia
ed in Africa, fino ad acquisire un completo controllo tutto intorno al
Mediterraneo.
La prima guerra Punica fu, pertanto, l'occasione per uno stupefacente salto
di qualità della Marina di Roma.
La romanità, quindi, era essenzialmente una questione culturale: la consapevolezza di far parte di una comunità regolata dalle leggi e dai valori che dall'Urbe si erano irradiati in tutto il mondo conosciuto, mentre la stessa Roma aveva nel contempo beneficiato dell'apporto di tutte le culture che si erano integrate nella civiltà romana.
Ciò nonostante, permane comunque necessario, come nei precedenti libri di Classica, inquadrare la nostra tematica navale nel contesto storico in cui si svolsero gli eventi.
A grandi linee, a parte il primo secolo in cui la città dovette
badare soprattutto a sé stessa, vi furono tre secoli di espansione
dell'egemonia romana nel Lazio, ed altri tre per estendere tale egemonia
su tutta la Penisola (V secolo) e per l'espansione della propria potenza
sul mare ed oltremare (VI e VII secolo).
Premesse ed indici di tutti i libri di Classica finora pubblicati
A quel punto, se la situazione dell'Italia, sotto l'ottica marittima,
poteva considerarsi opportunamente sistemata, rimaneva ancora da consolidare
l'egemonia romana sulle altre sponde del Mediterraneo, ove i possedimenti
di Roma ed i trattati di amicizia con le nazioni rivierasche permanevano
alquanto vulnerabili a fronte dei sempre possibili cambi d'umore dei vari
popoli o delle personali ambizioni dei singoli sovrani o governanti.
E lo stesso spettacolo si offriva agli occhi ammirati degli innumerevoli visitatori che affluivano nella Città Eterna provenendo da tutte le sponde dell'Impero o da regioni ancor più remote, esterne al dominio di Roma.
Questa è la finalità dei miei "Fasti Navali", così denominati poiché includono le parti d'interesse navale degli antichi Fasti Trionfali, e si ispirano, in un certo senso, anche agli antichi Fasti Consolari nel fornire l'elencazione cronologica dei comandanti noti delle Flotte romane.
In tale situazione, mentre Roma pareva nelle condizioni ideali per godere
dei benefici attesi dal suo dominio transmarino, intervennero tre nuovi
fattori di crisi: due gravissimi all'esterno, ed uno ancor più grave
all'interno.
Venezia fu quella
che più autorevolmente e più a lungo rappresentò una
continuità ideale con il potere marittimo dei Romani e, a giusto
titolo, si proclamò primogenita" di Roma; essa
perse la propria autonomia solo all'arrivo dell'onda napoleonica; ma le
sue tradizioni, così come quelle delle altre città marittime
italiane, si tramandarono ancora, confluendo poi nella marineria dell'Italia
unita.
Fin
dall'epoca delle guerre puniche, tale sentimento era già radicato:
quando Annibale varcò le Alpi, a Roma si inorridiva all'idea ch'egli
potesse scorrazzare a suo piacimento per l'Italia.
Trasferendo questa similitudine all'atipica metodologia adottata per la
redazione di Classica ("collage" di citazioni di autori antichi),
posso dire che, di solito, devo comporre la mia scultura utilizzando materiali
estremamente eterogenei, per qualità, forma e dimensioni: dai grandi
massi di granito a spezzoni di marmetti, dai ciottoli levigati a schegge
di terracotta ed altri frammenti infimi.
Ciò consentì ai Romani di sviluppare progressivamente
i propri traffici marittimi, proteggendoli con qualche nave da guerra.
In quel
periodo storico, Roma venne investita da una istituzionale"
la cui origine non va ricercata, come inevitabilmente fecero i contemporanei,
nell'affievolimento dei tradizionali valori morali, nel dilagare della
corruzione e nel prevalere degli interessi di fazione su quelli dello Stato;
presso qualsiasi società, questi aspetti sono presenti - in maggiore
o minore misura - in tutte le epoche, e si riflettono nelle tristezze della
cronaca quotidiana.
Ciò al fine di raggruppare in tale ambito degli elementi omogenei che non risultassero necessariamente legati alla successione cronologica degli eventi storici, ma che apparissero comunque utili a meglio comprendere le relazioni degli antichi Romani con il mare, con le navi e con la navigazione.
Per tutti quei
secoli, inoltre, tutte le grandi scelte strategiche erano scaturite dalle
valutazioni sapienti, coerenti e lungimiranti del Senato: quell'alto consesso
la cui sede (l'austera e maestosa Curia, tuttora esistente) venne da Cicerone
definita come il sacro alla nobiltà, alla grandezza,
alla saggezza, al supremo consiglio della Repubblica; il cervello di Roma,
l'ara degli alleati, il porto di tutte le genti" [Cic.
Ogni ricerca su Classica di specifici argomenti relativi alla storia navale e marittima dell'antica Roma dovrebbe poter essere condotta utilizzando i predetti strumenti.
PREMESSA
La pubblicazione di una della Marina di Roma", materia
apparentemente avulsa dalle tematiche d'attualità, rappresenta un
evento non particolarmente atteso, né di cui possa comunemente venir
avvertita una particolare necessità.
Con le Idi di
Marzo, che troncarono la vita terrena di Giulio Cesare (i Romani gli attribuirono
poi quella apoteosi con cui si conclude il libro VII di Classica),
venne quindi spezzato il disegno di consolidare l'impero romano ad Oriente,
con una campagna che sembrava alla portata del genio militare del condottiero.
La consapevolezza dell'importanza attribuita dai Romani alle proprie attività navali veniva rafforzata da infinite ulteriori testimonianze distribuite in tutta la città: dalle varie altre colonne rostrate erette sul Campidoglio ed altrove, a monumenti rostrati di genere diverso (quali la casa rostrata di Pompeo Magno e le are rostrate); dai luoghi di culto dedicati a divinità che, per quanto si sapeva, avevano favorito delle grandi vittorie navali romane (vedasi il Tempio dei Lari Permarini nel Campo Marzio ed il Tempio di Apollo Navale sul Palatino), ad altri edifici costruiti dai trionfatori navali con i proventi del bottino (come il Tempio di Giano ed il cosiddetto Portico corinzio); dalla nave monumentale in travertino rappresentata sull'intera isola Tiberina, all'efficiente ed attivissimo porto fluviale di Roma, che si estendeva dall'antico Portus Tiberinus, antistante al Tempio di Portuno, alle banchine più a valle, nell'area dell'Emporio, e si manteneva strettamente connesso al porto marittimo; dalla continuativa presenza a Roma di navi e marinai delle due flotte pretorie, alle ricorrenti celebrazioni di spettacoli di naumachie, che attiravano immancabilmente delle incontenibili folle di spettatori.
), sono
narrate nel presente libro VII di Classica: questo include una parziale
sovrapposizione temporale il libro VI e qualche occasionale punto di contato
con quelli precedenti.
NOTA 2: Oltre ai brevi Indici di seguito trascritti per ciascun libro di Classica (con la sola elencazione dei relativi Capitoli), sono disponibili due Sommari particolareggiati (con l'elencazione di tutti i paragrafi di ciascun Capitolo): uno per i
Libri da I a X (file pdf da 256 Kb) ed uno per il
Libro XI (pagina html).
Ma come si giunse a tanto? Quali furono, in definitiva, le cause del declino che portò alla cosiddetta dell'Impero romano? Sono state formulate infinite ipotesi, considerando il problema sotto ogni possibile sfaccettatura, dagli aspetti istituzionali a quelli strategici, da quelli ambientali a quelli sociologici e sanitari, attraverso l'analisi dei fattori politici, economici, militari, culturali, filosofici, religiosi, e così via.
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