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Ne è prova la partecipazione personale del vescovo di Padova alla quaresima antoniana del 1231, come non è un caso che la canonizzazione lampo del Santo non sia stata inceppata da alcuna protesta o riserva.
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Nei dintorni di Padova si trovano poi la famosa Abbazia benedettina di Praglia, il Santuario della Madonna della Salute a Monteortone, il Santuario delle Sette Chiesette a Monselice la cui visita procura l'Indulgenza Plenaria essendo parificata alla visita delle sette Basiliche Romane ("Romanis Basilicis Pares"), l'eremo camaldolese del Monte Rua dalla rigida clausura, il Santuario del Noce a Camposampiero (sul luogo dove S.
Padova rappresenta la porta dell'Est per il turismo religioso in italia; assieme a Loreto, Assisi e Roma, è una delle mete più frequentate dai pellegrini che ogni anno percorrono l'Italia dei luoghi sacri.
Possiamo ipotizzare che il Santo abbia lasciato Padova il lunedì 19 maggio, e pertanto il suo soggiorno a Camposampiero sia durato, compresa l’ipotetica parentesi dell’andata-sosta-ritorno da Verona, sui 25 giorni.
Nonostante le distruzioni belliche ed alcuni interventi poco rispettosi dei valori ambientali, Padova conserva pressochè intatta la sua inconfondibile struttura urbana, fatta di strette vie porticate e di piazze monumentali, di case modeste e di imponenti edifici che custodiscono splendidi tesori.
A Padova, Antonio fece un paio di soggiorni ravvicinati relativamente brevi: il primo, fra il 1229 e il ’30; il secondo, fra il ’30 e il ’31, durante il quale venne precocemente a morte.
Padova, Città di San Antonio
Di sermone in sermone si dilatava la fama di quanto stava accadendo a Padova, provocando un continuo accrescersi dell’uditorio.
La città di Padova deve sicuramente la sua notorietà, a San Antonio, essa è comunque una delle maggiori città d'arte italiane, segnata da oltre 3000 anni di storia.
I Sermones antoniani vanno considerati come l’opera letteraria di carattere religioso più notevole compilata in Padova durante l’epoca medievale.
Sulla parte opposta, verso la Basilica, protetta da un bell’arco a sesto acuto, tomba di Federico Lavellongo potestà di Padova.
Turismo religioso a Padova
Nel 1350 il cardinale Guido de Boulogne venne a Padova per sciogliere un voto al Santo (era stato guarito dalla peste nera) e donare un prezioso reliquiario in cui fu posto il mento (meglio, la mandibola) del santo.
Il panorama artistico cittadino trova come suo indubbio protagonista Giotto, che compie a Padova, nella Cappella degli Scrovegni, il suo capolavoro; al grande fiorentino seguono Guariento, Altichiero, G.
Fu in occasione del VII centenario della morte del Santo, 1931, che fu avviata presso la Congregazione dei Riti, Roma, la ricerca e discussione sul dottorato di sant’Antonio, in questi termini: sia da confermarsi il culto di Dottore tributato per secoli a Sant’Antonio da Padova e se sia da estendersi alla Chiesa universale, con ufficio e messa del comune dei dottori".
Nell’arca tombale, racchiusa in una edicola gotica, sono stati riutilizzati vari reperti sculturali di epoca romana.
Queste, soprattutto nelle cupole, sono un richiamo esplicito al santo sepolcro di Gerusalemme (echi delle crociate ritornano nei dipinti di Altichiero e Giusto de’ Menabuoi), a sottolineare che il santuario padovano era il nuovo grande centro di pellegrinaggio della cristianità.
Quarto movente: allontanarsi dagli occhi affettuosamente scrutatori dei confratelli padovani, che avrebbero potuto allarmarsi notando le sue condizioni di salute in crescente peggioramento e soffrirne.
Ma leggiamo la relazione di un contemporaneo, il notaio padovano Rolandino: lo spazio di circa un anno le città della Marca Trevigiana godettero di tale pace, che quasi tutti erano convinti che d’allora in poi non ci sarebbero più stati torbidi e guerre nella regione.
Sulla destra, tomba dei Paradisi, patrizi padovani (1377) e, subito dopo, arca di Bonzanello e Nicolò da Vigonza con decorazioni a fresco di Giusto de’ Menabuoi, tra cui spicca l’incoronazione di Maria.
Anche a Padova, com'era già accaduto in Francia, l’apostolo si vide costretto a parlare fuori città, in mezzo ai prati.
Una forte fede che si è intessuta con un grande fervore artistico lasciando in Padova e Provincia meravigliosi capolavori, scrigni di tesori d'arte d'ogni tempo.
L’Assidua afferma che Antonio scrisse i suoi Sermone per le domeniche durante un suo soggiorno a Padova, dove frattanto nacque un profondo vicendevole affetto tra gli abitanti e lui, ma invano vi cercheremmo una espressione cronologica precisa, poiché il resta nel vago.
Deposto su un carro trainato da buoi venne trasportato a Padova, dove aveva chiesto di poter morire.
Nel 1405 Padova è unita al dominio di terraferma di Venezia, ma mantiene il primato artistico fino alla metà del '400 grazie a Donatello e Mantegna.
I portali in bronzo sono animati da quattro figure di santi (da sinistra: Ludovico d’Angiò, Francesco d’Assisi, Antonio di Padova, Bonaventura) e da simboli francescani e del Nome di Gesù, di modesto valore artistico, furono ideati da Camillo Boito e realizzati nel 1895, per il VII centenario della nascita del Santo.
Padova è nota in tutto il mondo per essere la città di Sant'Antonio, chiamato anche semplicemente il la Basilica costruita nel 1232, è un luogo di pace e di preghiera, meta ogni anno di migliaia di fedeli.
Nel XII sec, Padova è libero comune: nei due secoli successivi conosce un rapido sviluppo e con la signoria dei Carraresi (1338-1405) raggiunge l'apice della sua potenza politica, estendendo il suo dominio su buona parte del Veneto centrale.
A Padova, durante la podesteria del veneziano Giovanni Dandolo (29 giugno 1229 - 28 giugno 1230) la distensione e la pace tanto sospirate fiorirono nella regione.
E’ stato restituito ai frati solo da pochi anni, dopo che per quasi due secoli, dall’occupazione napoleonica, era stato incamerato dal demanio statale, per vari decenni aveva ospitato l’Archivio di stato, il Museo e la Biblioteca civica di Padova.
Il Santo venne sepolto a Padova, nella chiesetta di santa Maria Mater Domini, il rifugio spirituale del Santo nei periodi di intensa attività apostolica.
E ancora, non mancavano nemmeno nella fedele Padova, in forme ora subdole, ora palesi, gli adepti dell’eresia.
Quale Padova lo attirava, lo aspettava, lo accolse? Tutta intera, nelle sue diverse, talora contrastanti, componenti.
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