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Il dottorino Tristano Clessidra, il bieco figliuolo di nessuno, che una vampa d'odio consuma ed illividisce, quegli che dà il titolo vischioso alla trilogia, non forse il personaggio meglio reso; non pare sia sempre estremamente vero.
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I bricconi non ammettono mai di esser tali; si sarebbe quasi tentati a credere che il dottorino abbia letto anche lui il titolo Un serpe che raggruppa i tre volumi, e siasi ingegnato per quanto poteva a giustificarlo.
Quanto quei giovani fossero appassionati sinceramente dell'arte e della letteratura, si può arguire dal seguente aneddoto che Giacosa raccontò in una lettera al Capuana pubblicata dal Risorgimento di Torino, e che il Capuana raccolse nei suoi studi di letteratura contemporanea.
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La narrazione del consulto medico, la lotta scientifica fra il vecchio medico dell'antica scuola, ed il novello dottorino di scuola recentissima, stupenda; seguono paesaggi di una freschezza inimitabile, scene di campagna che par di vedere veramente, quadretti resi con zelo, con scrupolo da pittore fiammingo; onde G.
Nel 1871 il Faldella sparve da Torino per rifugiarsi nella sua nativa Saluggia e proseguirvi eremiticamente nuovi studi, osservando, mulinando e scrivendo; e vi fu eletto Consigliere Provinciale, sopraintendente scolastico, e si occupò a fondare una società artigiana con annessa biblioteca circolante, fino a che nel 1873 se ne andò alla Esposizione Mondiale di Vienna, donde la sua Gita col lapis.
De Abate, in un sonetto che dedicò di recente all'autore sulla letteraria” di Torino, ebbe ragione di dire di lui:.
Nel 1865, allorché era studente di legge all'università di Torino, aveva cominciato a pubblicare nel della Domenica” del Pietracqua un suo discorsetto: La festa di Dante, estratto da un imparaticcio di commedia inedita, poiché egli in quell'epoca andava scrivendo commedie e poesie italiane e piemontesi che riservava agli amici.
In questi volumi il dottorino si chiama Tristano, perché un briccone; sua madre si chiama per antonomasia la signora Orrenda, perché bruttissima; il conte senatore, perché grasso, naturalmente ha un nome che per questa sola ragione suona come un otre: Baudone; don Lanterna, l'arciprete, ha la grazia di questo nome, perché l'autore gli destinava una statura da corazziere o da tamburo maggiore; e, mancomale, lo speziale si chiama Pasticca: il nome meno medicinale che l'autore gli poteva dare, secondo il suo sistema.
Molineri fondava in Torino le italiane”, con intenti più largamente popolari, esse si onorarono in breve della cooperazione di quanti nuovi ingegni scattavano fuori di squadro in Piemonte ed in Lombardia.
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E fors'anco, segnatamente nei suoi primi lavori, per la foga che gli prese di ingolfarvi dentro una quantità di piemontesismi, di frasi scelte e di modi di dire classici, di proverbi locali, senza badare se ne meritassero l'alto onore, o se fossero locuzioni già corrotte destinate a sparire dall'uso, o a restringersi in una limitata cerchia vitale, accadde che molte parti dei suoi lavori rimasero incomprensibili dalla maggioranza dei lettori; e quindi affette da una tal quale paralisi progressiva.
Coggiola, fondava in Torino un giornale letterario: Velocipede, Gazzettino del giovane popolo”.
Egli fin da quell'occasione avrebbe potuto soggiungere ciò, che appena accennò poi incompletamente nel banchetto di Torino, cioè che le Accademie nido di gente arrivata, giubilazione degli ingegni, sono non solo le meno abili ad ogni nuova scoperta onde possa onorarsi lo spirito umano, ma soventi vi sono ostili.
Intanto il Faldella si era inscritto alla fiorentissima società Dante Alighieri, che allora raccoglieva in Torino quanti giovani d'ingegno sentivano la nobile smania di calmare le inquietudini intime e primaverili nella libera espansione e discussione d'ogni idea artistica, scientifica e letteraria.
Quella società era sorta in Torino nel 1864 per iniziativa degli studenti del 3° corso del liceo Cavour e si era successivamente accresciuta di matricolini universitari, sicché dalla sala dei primi tempi (all'ultimo piano della casa che sta di fronte al palazzo di Carignano) poté trasportare la sede nell'ampio Anfiteatro di Chimica.
Tutti questi quadri, al pari di quello di Vittorio Amedeo che osservando la persistenza di un lumicino in una soffitta torinese vi scopre un povero studioso e lo converte nel ministro Bogino o al pari di quello di re Umberto che col ministro Baccelli si insediò alla scuola di sanscrito del professore Lignana nella Sapienza di Roma, tutti questi quadri per me sono degni non solo dell'"Illustrazione universale" dei fratelli Treves, ma del perenne mosaico.
razzola, come i suoi gallinacci, nei dizionari, ne cava fuori parole, parole e parole, quelle che fanno più rumore, che sono sentite a Torino e credo in Italia come vi son veduti i Cinesi; le appiccica insieme e dà loro un po' di lucido inglese.
Carlo Rolfi - Giovanni Faldella
suoi quadri sono di una diligenza ed accuratezza fiamminghe; ma come le tele fiamminghe e le scene lillipuziane di Meissonnier, fanno l'effetto del vero, sono anzi il vero tale e quale, e ne simulano le proporzioni”.
Nello scacco, il giovane scrittore raccoglieva nondimeno tale numero di voti da ingagliardire le maggiori speranze per l'avvenire; e per consolare l'animo della momentanea ferita politica, egli tornò a tuffarsi fra i flessuosi abbracciamenti dell'arte sua, e scrisse Verbanine, dolcezza da idillio che l'editore Casanova di Torino ora sta componendo in volume elegante, da esposizione nazionale, illustrato maestrevolmente con originalità e perfezione di tocco dal Ricci valente pittore ligure.
Quegli articoli rivoluzionari, che sorgevano a battaglia nell'antico giornale del Piemonte, intitolavansi pittoricamente: Una gita a Vienna col lapis, ed erano firmati Giovanni Faldella, nome codesto noto allora solo a pochi giovani caldi d'ispirazioni letterarie in più ossigenato e libero ambiente, ed ai frequentatori della società Dante Alighieri, istituitasi qualche anno prima in Torino, ed incubatrice avventurata di nuove e più spiccate individualità artistiche.
Onde, nel 1876, poiché ebbe ottenuta la cresima politica del trentennio, presentavasi candidato al Collegio di Crescentino con un'arguta lettera campagnuola, bozzetto politico, pubblicato in supplemento apposito festivo della piemontese”; e da tale supplemento credo sia originata l'attuale letteraria” annessa alla che si pubblica in Torino.
Esso piacque, segnatamente alla clientela maschia del giornale; ed eguale accoglienza ottenevano le caratteristiche corrispondenze che egli, in quel torno di tempo, mandava da Torino al stesso firmandole Pofere Maurizie: onde fu con frasi mirifiche che di lì a poco la direzione del giornale dava l'annunzio della prossima pubblicazione di un nuovo lavoro del Faldella, Un serpe.
A proposito di codesta Storia parlamentare che si disegna a linee larghe ed a tratti vigorosi, e si ispira a concetti elevati nella serenità degli schietti giudizi, Nino Pettinati, elegante scrittore ligure‑subalpino, con una venatura di anglosassone nel temperamento poiché di madre inglese, onde conserva nell'aspetto una gentilezza da Lord Byron sminuito, scrisse argutamente nella letteraria” di Torino del 28 aprile 1883:.
Nel 1868, conseguita la laurea, si era inscritto nell'ufficio dell'avvocato deputato Luigi Ferraris, che poi divenne ministro dell'Interno, sindaco di Torino, conte, senatore ecc.
Vitale a scaraventargli contro una critica veemente nella Torino” del 9 luglio 1875, con la firma teatrale di Frou Frou.
Nel 1873, i pacifici lettori della piemontese” di Torino furono repentinamente scossi da una prosa singolare, dagli atteggiamenti stupefacenti dai paragoni inaspettati, seminata di piemontesismi, piena zeppa di parole disusate, per le quali occorreva il Vade Mecum o la stella polare del Glossario, a fine di poter tirare avanti nella lettura; una prosa mossa da una fresca vena di allegria, ma rude come una ventata, come un colpo di doccia.
Del Zio, il quale forse poco prima lo aveva intrattenuto sulla opportunità scientifica di pubblicare finalmente, magari con l'ausilio dei Lincei, il formidato e condannato Triregno del Giannone, tenuto troppo occulto nelle sole due copie superstiti conservate dalla Biblioteca nazionale di Napoli e dall'Archivio reale di Torino.
L'azione semplice, improntata d'un forte carattere di verità, si svolge dapprima a Scozzeringo, soleggiato e ridente villaggio monferrino; si prosegue a Torino, Firenze, Roma, e si queta come per un filosofico ricorso storico, nell'iniziale villaggio.
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